giovedì 17 dicembre 2009

Tanto rumore per nulla


Com'era? Ah si, da Kyoto a Copenhagen ci sono 8mila km e 12 anni di distanza, un ipotetico sentiero da percorrere era stato tracciato ormai da tempo, con l'intenzione di giungere finalmente ad un accordo vincolante affinchè il trend globale di surriscaldamento del mondo venisse fermato una volta per tutte. Dovevano essere due settimane cruciali, durante le quali le più alte autorità mondiali si mobilitavano per poter affrontare il problema concretamente. Ma probabilmente le autorità hanno pensato solamente a muoversi e non a mobilitarsi, credendo che il vertice di Copenhagen rappresentasse solo una tappa in un viaggio di piacere, oppure che fosse la scusa per recarsi a vedere la famosa Sirenetta, che tra l'altro è falsa in quanto l'originale è in ostaggio in Cina per un pò.
In questi primi 10 giorni il summit ha riscontrato pochi effetti concretamente focalizzati al raggiungimento di un accordo, cercando in prima istanza di coinvolgere le potenze più inquinanti, ossia Cina e USA, che con un dribbling degno del pallone d'oro Lionel Messi avevano aggirato il protocollo di Kyoto, nel lontano 1997.
Lo scetticismo che serpeggiava prima che il meeting avesse inizio è stato pienamente giustificato: i paesi più ricchi, ossia il vero capro espiatorio dell'intera vicenda, si sono dimostrati incapaci di prendere le redini e di giudare l'ONU all'agognato accordo. In pochi sono stati davvero fermi nell'affermare che solo attraverso alcuni sacrifici si può arrivare ad una svolta effettiva.
Ma da che parte sta la ragione? Dalla parte dei paesi ricchi che predicano bene e razzolano male?(vedi USA)Da parte dei paesi in via di sviluppo che si vedono bloccati nella loro crescita? Da parte delle nazioni più povere, i cui territori sono addirittura minacciati dalle peggiori conseguenze di un innalzamento delle temperature globali?(vedi Maldive)
Il punto di incontro è lontano, il summit sul riscaldamento globale sembra essere diventato un cubo di Rubik col quale hanno già giocherellato diversi bambini, una soluzione sembra l'ultima delle cose alle quali i grandi della terra stanno pensando adesso.
Ma a cosa serve in effetti un vertice per combattere seriamente il riscaldamento globale, quando vengono spese quantità potenzialmente adatte a istituire un fondo per lo sviluppo di tecnologie meno inquinanti, quando si spreca denaro per le comodità della autorità, che a Copenhagen si muovono in Taxi e che per arrivare si imbarcano con poche persone in jet privati? Se si vuole davvero dare un esempio concreto alla popolazione del mondo, i "grandi" dovrebbero essere i primi a darci una prova di ciò che davvero si può fare per salvare il nostro pianeta.
Ad un giorno dalla fine del summit, tutti attendono ansiosi l'arrivo del "Deus ex machina" Barack Obama, il presidente del paese più influente e più inquinante, colui che rappresenta il gigante che ha mangiato più di tutti e vuole continuare a farlo senza rinunce. Probabilmente tutto si risolverà in una bolla di sapone, con la consapevolezza di aver speso tempo, soldi e risorse per niente, avendo dato un'altra sberla al nostro già traballante pianeta, che è si abitato da uomini, ma evidentemente non da persone responsabili...

mercoledì 2 dicembre 2009

Wish you were here...

Qué diferencia hay entre un día y otro? Nos despertamos de manera diferente? Sentimos algo que nos emociona más? Qué es lo que sentimos cuando miramos al vacío, cuando nos enfrentamos a recuerdos que parecían muertos pero que en realidad solo estaban enterrados, VIVOS. Pensar es para los listos, o para los tontos. Esta segunda opción es la que me corresponde, talvez. O no? El mundo es grande, enorme, pero al fin y al cabo siempre lanzamos la mirada hacía lugares conocidos, no podemos prescindir de ellos. Es una tortura, vuelve y se va, allí y aquí, hoy y mañana...
Pero nuestra vida? que es en realidad? es el pasado? es el presente? el futuro todavía no me ha planteado nada, lo tendré que buscar yo mismo, intentando agarrar lo que podré, intentando buscar una vía, un rumbo donde encontrar paz. Pero es esto lo que quiero? Es esta la solución a todos los problemas?
Yo no lo sé, o igual no lo quiero saber...

lunedì 23 novembre 2009

Nec plus ultra


Da una terrazza si possono vedere molte cose: bambini giocare per strada, gente indaffarata che si reca a lavoro, macchine imbottigliate nel traffico in cui conducenti si affannano per tornare a casa. Il ruolo dello spettatore è privilegiato, egli si trova in una posizione comoda, può osservare e non deve sforzarsi, è solo testimone di un evento che accade. Scrutare, guardare, andare oltre il campo visivo sono azioni che scivolano lente ma automatiche. Lo spettatore, l'osservatore, coglie tutto ciò che vuole semplicemene tramite gli occhi e lo trasmette al proprio cuore sotto forma di emozioni.
Ed è esattamente così che mi sono sentito io, da una semplice terrazza di un hotel, puntando lo sguardo verso un lembo di mare, una striscia di un blu forte e deciso, dietro la quale a malapena si poteva scorgere la terra spagnola.
La leggenda narra che Ercole, dopo una delle ennesime fatiche, fosse arrivato alla fine del mondo ed abbia lasciato li un avviso per i futuri avventori del luogo: "Nec plus ultra". Oltre le due colonne, oltre quello stretto corridoio dove le placide acque del Mediterraneo incontrano quelle tempestose dell'Oceano, si andava incontro alla morte, il destino era segnato ed inesorabile.
Un luogo senza tempo, un angusto lembo di mare che sembra frapporsi tra due continenti che lo stringono a più non posso, l'unico punto di accesso al mondo via mare, senza il quale il Mediterraneo non sarebbe un mare bensì un enome lago...
Ero lì, pronto a solcare le onde, pronto ad andare da un continente all'altro con il mezzo più antico mai creato, il mezzo tramite il quale il Mediterraneo ed il mondo intero erano stati scoperti, denudati, popolati.
Al salpare, mi venne in mente il mio primo viaggio in nave di cui io possa ricordare qualcosa: ero con mio padre e stavamo attraversando un altro stretto, quello di Messina, guardando a destra Scilla ed a sinistra Cariddi. Un pò intimidito, un bambino, guardavo il mare e ne percepivo l'imponenza, la maestosità, durante un viaggio di 20 minuti. Ricordo ancora mio padre che mi spiegava adesso non so cosa, ma ero rapito da quel movimento ondeggiante, la traversata mi prese completamente.
30 settembre 2009, stavolta ero sul punto di attraversare un altro stretto, ma non ho mai amato questo nome, avevo sempre considerato lo stretto di Gibilterra come l'accesso al Nuovo Mondo, l'orizzonte maestro dopo il quale c'è tutto e niente.
Ero li per caso, a cavallo tra due continenti, in una terra mitica, dove fino a pochi secoli prima nessuno aveva osato spingersi.

E li, inesorabilmente, un altro ricordo di infanzia riaffiora: mia nonna che invece di raccontarmi Cappuccetto Rosso mi narrava le avventure di Ulisse, perso ed errante cercando la via del ritorno verso la sua petrosa Itaca. In quel momento qualcosa mi ha attraversato il cuore, mi sono sentito partecipe di un'avventura, un sogno. Alla mia sinistra lo sperduto oceano si stagliava minaccioso, con le sue correnti ed la sua aura di miteriosità, mentre di fronte la rocca di Gibilterra era il punto di riferimento, la mia nuova meta.

Le note di "Like a Rolling Stone" accompagnavano il mio viaggio mentre il sole picchiava forte sul mare provocando un forte riflesso sull'acqua ed il vento accompagnava la nave, come fece Eolo con Ulisse...

Da un lato il Marocco, dall'altro la Spagna, diviso tra due realtà distinte, affrontavo la traversata con spensieratezza, vedendo le onde e sentendo il vento rinfrescarmi il viso. Pensavo. Riflettevo. Ricordavo tutte le mie precedenti avventure se così si possono chiamare, pensavo a Parigi a Gennaio con -3 gradi, pensavo che da li aveva avuto origine tutto. Ora eravamo solo io e il mare, nessun altro, ero arrivato li con le mie forze e mi sentivo parte di quella leggenda che avvolge un luogo che per molti potranno essere solo 14 km di mare, ma che per me era l'inizio e la fine, lo zenit e il nadir, tutto e niente, e per questo, indescrivibile...

lunedì 16 novembre 2009

Tangeri


Nel mio peregrinare verso il Nord del Marocco il paesaggio arido e scarno lascia pian piano il posto a un verde abbozzo di macchia mediterranea.
Il treno prosegue la sua corsa, ormai stipato di gente negli ultimi 50 km in direzione del mare.
Mai come stavolta l'uso del mio fedele MP3 è più che obsoleto. Al mio fianco due uomini ascoltano musica rai sparato a tutto volume, facendo si che tutto il vagone possa allietarsi con simili nenie, che dopo due ore iniziano a risultare piuttosto fastidiose. Tuttavia percepisco ciò come un segnale, sono in Marocco e la colonna sonora di un mio viaggio all'interno di questo paese non può che essere musica locale. Decido quindi di strapparmi delle orecchie le cuffie e di godermi la vista dal finestrino, nonostante il tentativo risulti poi vano.

La stazione dei treni di Tangeri è probabilmente la più lontana al centro città di quelle per le quali io abbia mai transitato. All'uscita ogni tipo di taxi è preso d'assalto. Indi, nonostante i 30 gradi, decido di accodarmi ad un gruppo di ragazzi che sembrano conoscere la strada per il centro, anche perchè non avevo scelta, la mia mappa non comprendeva l'area periferica dove era ubicata la stazione.
Dopo una discreta scarpinata l'hotel mi si para davanti. Supero il momento di sconcerto relativo al positivo impatto della struttura e decido di metterla immediatamente alla prova. Fa molto caldo, dunque chi mi impedisce di andare a tuffarmi in piscina? Nella hall mi informano che la piscina si trova in cima, all'ottavo piano...

Appena arrivo sulla terrazza sento il vento esplodere ed inizio a rendermi conto che forse un bagno non sarebbe la migliore idea. Tuttavia il mio rammarico dura poco, appena mi guardo intorno scorgo un panorama che mi rapisce. Davanti a me si distende lo stretto di Gibilterra, la Spagna si vede appena in profondità, all'orizzonte quasi impercettibile.

Mi fermo, respiro e decido di restare li, impalato, intento solo a guardare il mare, un lembo di acqua che separa due continenti, un luogo dal quale fino a qualche secolo fa sembrava impossibile allontanarsi, un luogo di mille leggende...

mercoledì 14 ottobre 2009

Medine, Medrase, Minareti...



Fez e Meknés, due tra le più antiche città imperiali del Marocco, con le loro influenze berbere e l'ereditarietà della colonizzazione francese, si dividono, anzi si spaccano in due entità totalmente avulse l'una dall'altra.
Da una parte c'è la Medina, il cuore pulsante della città, luogo dove i souq si alternano a botteghe artigianali che vendono di tutto, si passa dai negozi di calzature alle panetterie, dove i venditori perdono più tempo ad allontanare gli insetti che a incitare la gente a comprare i loro prodotti. In realtà, se non fosse stato per i macellai che davano in diretta spettacoli come la decapitazione di una gallina o di un pollo, tutto ciò mi sarebbe sembrato molto familiare a un qualsiasi mercatino allestito la domenica a Poggioreale(Napoli) o a Porta Genova(Milano)

Particolare menzione merita la medina di Fez, un autentico dedalo di viuzze nelle quali persino le guide più esperte finiscono per perdersi. in effetti la mappa che avevo a disposizione era si dettagliata, ma decisamente inservibile all'occorrenza, dato che le strade principali erano si riconoscibili, ma quelle secondarie si rivelavano essere dei vortici dai quali per uscire l'unico modo era fare la strada a ritroso. Infatti, dopo essermi perso in cerca dei giardini andalusi ed aver avuto l'impatto scioccante dell'urlo agghiacciante di un venditore di pane che si aggirava furtivo alle mi spalle (sia maledetto!!) sono riuscito a ritrovare la via smarrita grazie al punto di riferimento che mi ero prefissato: un uomo intento a girare continuamente il suo brodo di lumache in una casseruola gigante, che conservava la stessa impassibile espressione nel suo gesto automatico, che sembrava ormai più un rituale astratto al quale lui era ormai assuefatto...

Dopo essere uscito indenne dalla Medina di Fes-el-bali, grazie anche all'aiuto del mio MP3 che mi aveva salvato dalla tentazione di fermarmi a parlare con qualcuno (al contrario di Ulisse e le sirene per intenderci), quella di Meknés mi è sembrata uno scherzo, anzi mi ha in parte deluso. Non era così pregna di fascino e di antichità, non ti dava l'idea di perdizione di quella di Fez che ti rendeva partecipe di un posto a suo modo magico e misterioso...

Tuttavia, come qualsiasi posto, la magia è destinata ad affievolirsi, a sbiadirsi col passare del tempo, soprattutto dopo una estenuante camminata e senza l'aiuto di una guida, quello che più vuoi è tornare in albergo e stenderti, anche perchè il tuo maledetto fuso orario italiano ti ha costretto ad una levataccia che risentirai per i giorni a seguire

E' li che prendi la decisione che, nonostante tu sia un Marocco, è bene iniziare a prendere confidenza con la famigerata "siesta" spagnola...

martedì 13 ottobre 2009

sembrava un gioco, uno scherzo


ce l'avrei mai fatta, esami, impegni, piede a mezzo servizio, soldi?
alla fine tutte ste domande si sono rivelate futili, senza senso, alla fine zaino in spalla per la seconda volta in un mese sono salito su un aereo e li senza meta...
sbarco o meglio atterro ai piedi dell'Atlante marocchino, dove le montagne sembrano deserto, dove a pochi passi dal nulla si staglia la ridente Fez, raggiungibile con un autobus che probabilmente risale all'epoca coloniale, dove il controllore che vende i biglietti è anche una guida, dove la gente sale fino a riempire il suddetto autobus come una scatola di sardine, dove ovviamente le fermate non sono certo segnalate e devi andare a tentoni...

Un altro continente, vicino ma lontano, un'altro mondo dove la lingua franca inglese non è il passepartout che puoi utilizzare in Danimarca, in Olanda, in Giappone, per cui gioco forza, essendo l'arabo per me "arabo" mi vedo costretto ad esprimermi, per le poche volte in cui parlo con qualcuno, in francese.

Una scoperta lenta, frammentata, quando sei da solo apri ancora di più i tuoi occhi, ma alcuni momenti non riesci a condividerli con nessuno, perciò tutto ti sembra valere di più, sei solo tu, davanti hai solo ciò che c'è li, il dietro non conta, la strada la tracci tu, anche se ti mancano gli strumenti, vai avanti e basta...

Dopo poco le parole "Medina", "Ville Nouvelle", "Riad" iniziano a suonarmi familiari, mi immergo in un mondo ed in una cultura sconociuti, e tutto ciò è il propellente che mi spinge a guardarmi intorno, cercando di superare i classici pregiudizi che si possono avere prima di un viaggio. Poi arrivi li, e scopri che è semplicemente un'altra maniera di vedere e di interpretare il corso della vita.
I grandi caffè affollati a qualsiasi ora di soli uomini intenti a bere qualcosa alle terrazze, i negozi sempre aperti nelle cui baracche viene stipato ogni genere di alimento o suppellettile, per non parlare poi del traffico... ecco qui viene da fare un discorso a parte, per un napoletano essere pedone in una città marocchina forse non è come bere un bicchiere d'acqua, ma nemmeno è VODKA. Dunque in qualche modo ti arrangi, e capisci che le strisce pedonali valgono meno del 2 di briscola, mentre il ruolo meramente pletorico delle forze dell'ordine non ti sconvolge più di tanto...

domenica 11 ottobre 2009

wandering

mercoledì 23 settembre 2009

da Kyoto a Copenhagen


8708 km separano Kyoto da Copenhagen.
Una distanza che in aereo sembrerebbe impercettibile, ma che i Presidenti dei paesi industrializzati non hanno ancora avuto l’ardire di percorrere, quasi come se fossero stati obbligati a farlo a piedi.
Il 1997 ha segnato la firma del primo storico documento sulla riduzione di emissioni perniciose, il famigerato Protocollo di Kyoto, entrato in vigore solo nel 2005, sottolineando la lentezza delle istituzione governative, quasi restie a “bloccare” il loro incessante sviluppo e la loro perenne industrializzazione, neanche quest’ultima fosse uno “status symbol” della modernità.
Nonostante tutto la domanda nasce spontanea, è davvero il Protocollo di Kyoto da considerarsi un successo? È si un passo importante verso una concreta presa di posizione su un argomento che riguarda da vicino tutti i cittadini del mondo, siano essi capi di Stato o semplici impiegati di ufficio. Tuttavia un trattato che non include i paesi più inquinanti e che fino a 2 anni fa non veniva ratificato neanche dalla Russia suona come una sorta di beffa, come se decidessimo di togliere della polvere da un mobile soffiandoci sopra.
Cina ed India sono state “esentate”, in quanto ancora considerati paesi in via di sviluppo. Ma è possibile equiparare la quantità di emissioni nocive di un paese come l’Islanda, nel novero dei paesi sviluppati, a quelle di una semplice provincia come l’Uttar Pradesh o quelle provenienti dalla zona del Delta delle tre gole?
Tutto in una bolla (di sapone però, almeno questa non inquina), nessuna misura concreta applicata, solo una specie di avvertimento, un’ammonizione, un invito, ma nulla di autoritario e di effettivo.
A 12 anni dalla stesura del Protocollo, l’intervento di Barack Obama si prospetta come un tentativo di diradare le nubi cupe che incombono sul futuro della terra. Il Presidente dello stato più inquinante e più imperialista del globo professa il suo mea culpa, ricordando al mondo che si rischia una “catastrofe”. È dunque questo un cambio di rotta vero e proprio? Potranno gli USA calarsi nella parte del paladino della lotta al surriscaldamento del pianeta e del cambiamento climatico globale?
Ma soprattutto, riusciranno a convincere i loro compagni di merende Cina ed India ad attuare contromisure adeguate?
A tal proposito ecco che arriva Hu Jintao, il riformatore per eccellenza del paese del Dragone, ebbene si, proprio lui che ha rivoltato come un guanto l’impianto dell’economia cinese e non solo, dando la spinta finale verso la globalizzazione. Proprio lui che ha permesso che sull’asse Pechino – Washington avesse luogo la spartizione dei proventi del commercio mondiale. A sua detta, anche la Cina adotterà provvedimenti tesi a diminuire in maniera decisive le emissioni di CO2, dicendosi d’accordo con il “New Green Deal” di Obama.
Tempo limite, il 2020. Cina ed USA, coloro che hanno l’onore di dividersi il 40% di emissioni dannose, si auto impongono un freno deciso al loro incessante sviluppo. Sarà così? Basterà il monito di Ban ki-moon?
Il 2009 come anno della crisi, ma anche l’anno della proliferazione nucleare incalzante in Iran e Corea del Nord, sarà finalmente arrivato il momento di focalizzarsi sulla questione preponderante per il futuro del pianeta? Se un segnale forte verrà da USA e Cina, questo ancora non è dato saperlo.
Tuttavia i potenti del pianeta siano ben certi di una cosa: piuttosto che pensare a come riprodurre all’infinito il petrolio o come desalinizzare l’acqua marina, il primo passo da effettuare è quello di sconfiggere quel temibile Leviatano che si chiama surriscaldamento globale.

Da Kyoto a Copenhagen, forse un sentiero è stato pian piano tracciato, sta ai grandi della terra dimostrare in quanto tempo e come lo percorreranno.

mercoledì 16 settembre 2009

aperitivo Champions



Una finale anticipata, secondo molti. Una rivincita, secondo altri.
San Siro stanotte catalizza l'attenzione generale, persino negli altri campi veleggerà una sorta di sudditanza nei confronti di questo big match la cui eco risuonerà oltre il Meazza.
Molti dicono :Sarà Guardiola contro Mourinho, lo spumeggiante palleggio e la voglia di giocare a calcio contro il pragmatismo e la concretezza.
Tuttavia qualcuno ha sussurrato : "Sarà Eto'o contro Ibra". Eccoci qui, si profila una sfida tra i due centravanti, diversissimi ma ugualmente caricati. Il camerunense deve dimostrare al suo nuovo pubblico che è l'uomo che serve, ossia il centravanti delle grandi occasioni, predatore dell'area di rigore, l'uomo che ha messo la firma nelle due finali su due disputate in carriera.
Ibra, dal canto suo, deve invece dimostrare ai suoi ex-tifosi che le sue gambe non tremano in Europa, nel proscenio scintillante della Champions League, dove lui ha raramente dimostrato i numeri eseguiti in campionato.
Entrambi dovranno vedersela con gente che li avevano come avversari solo negli allenamenti, ma si sa, gli allenamenti contano poco, il momento della verità è quando entri in campo e li non esistono remore, rancori o carezze.

Due singoli elementi offuscheranno le due squadre? Potrà Eto'o da solo scardinare il collaudato assetto difensivo blaugrana? Riuscità Ibra ad esaltarsi senza il supporto di Messi?

Molte risposte ci attendono stasera, qualcuno rimarrà deluso, qualcun'altro dirà di aver avuto ragione, ma sarà difficile restare insoddisfatti dopo lo spettacolo di stasera, pioggia permettendo...

Inter - Barça, non Eto'o - Ibra, con il contributo dietro le quinte di due grandi registi, Mourinho e Guardiola, un kolossal, una collaborazione tra due grandi corazzate, dalla quale entrambe forse potranno ricavare lo stesso guadagno, anche perchè, la strada per Madrid, è ancora lunga...

domenica 6 settembre 2009

4 anni fa...


Cosa rappresenta lo scorrere del tempo? Cosa muove delle virtuali lancette che segnano il passaggio da un giorno all’altro? Guardo dal mio balcone e vedo lo stesso panorama, esattamente come 4 anni fa, quando avrei spezzato la mia vita monocolore partendo lontano da casa.
A 21 anni non si hanno preoccupazioni futili, si vive alla giornata e non si percepisce alcuna pressione. Parti, vai, lasci, raccogli, vedi, scopri, conosci, dritto per dritto quasi senza risentire di eventuali ostacoli, respiri senza affanno e ti lasci andare…
L’attesa spasmodica è stata lunga, infinita, ti consuma. Poi tutto in un lampo, catapultato in un mondo nuovo, sensazioni si alternano a ritmo impazzito, scendi, sali, saluti, abbracci, ti innamori…
In 10 mesi la tua vita si racchiude, sprigionando una forza impetuosa che passa e ti travolge senza che tu possa sentire il suo impeto, sei solo trascinato ma non senti dolore, non capisci o forse non vuoi capire, e vai, continui ad andare…
Questo evento non spezza realmente la tua vita, ma è una vita nella vita, un sapore che ti resta sulle labbra per sempre, anche se non puoi riassaporarne il frutto o sentirne di nuovo l’effluvio…
Eccoti, sei come in un sogno, ti senti capace di fare tutto, un Sant Jordi pronto ad ammazzare il drago, attorno a te il pericolo non esiste, ciò che hai lasciato alle spalle è evaporato, effimero…
Impercettibili, gli eventi si susseguono e tu non puoi fermare il tempo, scandito da momenti che avranno un forte impatto sul tuo diventare uomo, sul tuo essere te stesso domani…
Inesorabile, arriva la fine del cammino, è da un po’ che la vedi, dopo la curva, cerchi di rallentare per rendere più lungo tutto, ma non sei tu a decidere quando arriverai, è il vento a trasportarti e non puoi fermarti sul ciglio della strada, NO. Arrivi. Ti giri indietro malinconicamente per cercare di intravedere qualcosa, ma è troppo tardi, anche questo tratto è lasciato alle spalle. Restano i ricordi, le persone che ti hanno accompagnato, ma tu non sei più lo stesso, sei mutato all’interno, nei tuoi occhi si rivedono le emozioni che provi…
I ricordi appunto, sono talmente eterni che riaffiorano e ti pervadono, sei senza scampo e ritorni di nuovo nel turbinoso vortice di emozioni, che stavolta però, non puoi toccare, nemmeno sfiorare, ma nonostante tutto, ti seguiranno per sempre…

giovedì 27 agosto 2009

Ida, vuelta, derecha, izquierda, principio fin?

Un nómada sin rumbo la energía negativa yo la derrumbo
Con mis pocos recursos de dinero me propuse recorrer el CONTINENTE ENTERO
Sin brújula, sin tiempo, sin agenda… inspirado por la leyenda
Con historias empaquetadas en lata, con los cuentos que la luna relata APRENDI' A CAMINAR SIN MAPA
A irme de caminata SIN COMODIDADES, sin lujo… protegido por los santos y los brujos…
Aprendí a escribir carbonerías en mi libreta y con 1 MISMO idioma sacudir TODO el planeta…
Aprendí que mi pueblo todavía reza porque las “fucking” autoridades y la puta realeza… todavía se mueven por debajo’ en la mesa… aprendí a tragarme la depresión con CERVEZA…
Desde la Bohemia recorriendo el río con DESTINO el Muro partido
Para el frío norte sin dormir, la pasta se hace corta y comer parece crudo
Cruzando el Mar Báltico brilla el mar, sopla el viento y la mente va perdida, se hunde hasta los PAISES BAJOS, donde el mar se cuela entre las calles
El DEJA VU de Lutetia solo de paso para llegar al fin a EUSKADI, la guinda del pastel, la recta final que da sentido a todo el viaje, la Concha, la Zurriola, las subidas, las bajadas, el Oceano...

Ser un EMIGRANTE ese es mi deporte…
Hoy me voy pal’ norte sin pasaporte, sin transporte… …
Cargo con un par de paisajes en mi mochila, cargo con PLATANOS de Colombia, cargo con un rosario que me vigila… sueño con ir a PATAGONIA, resbalando por las orillas de la PLATA sin agonia...
Y llegarle tempranito temprano a la orilla…por el desierto con los pies a la parrilla…
Por debajo de la tierra como las ardillas, yo vo’a cruzar la muralla china… yo soy un intruso con identidad de recluso… y por eso me convierto en buzo… y buceo por debajo de la tierra…
Pa’ que no me vean los guardias y los perros no me huelan… abuela no se preocupe que en mi cuello cuelga la virgen de la Guadalupe…

martedì 25 agosto 2009

Casa

Prima o poi ci si torna sempre, al hogar donde naciste, the nest of the bird, la place qui t'accueille toujours, casa...

giovedì 6 agosto 2009

Labirinti, vicoli, interrogativi e incognite a non finire...


caminante no hay camino, se hace camino al andar...

Antonio Machado

martedì 21 luglio 2009

FutuRisiko


Oggigiorno è possibile trovare dappertutto una mappa, un planisfero, un atlante, un mappamondo: confini ben delineati, colori per distinguere le nazioni. Tuttavia, nonostante le mappe fisiche siano così ben dettagliate, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda le mappe politiche, soprattutto in Europa.
Siamo forse tornati all'inizio del secolo, quando le due Grandi Guerre dovevano ancora stabilire esattamente a chi appartenesse l'Istria o l'Alsazia - Lorena? Assolutamente no, siamo nel 2009, è stata istituzionalizzata l'UE e dal trattato di Maastricht il decentramento politico è all'ordine del giorno.
Eppure l'eccentrico blog "cominganarchy.com" vede nel periodo attuale un focolaio di potenziali smembramenti, di decentramenti, pardon, separazioni imminenti. Sarà stato il Kosovo? Sarà stato il sempre più incipiente peso politico della Lega Nord in Italia?
Fatto sta che, secondo tale blog, il 2020 sarà un nuovo 1848, i confini cambieranno, la frammentazione sarà un fenomeno schiacciante che abbraccerà non pochi paesi europei, e attenzione, i paesi in questione sono le colonne portanti dell'UE.
Tuttavia molti dubbi sono legittimi: in primis, vedere il sud della Germania allontanarsi da Berlino oppure la Bretagna dire "adieu" all'Eliseo, sembrano pura fantascienza; in Italia poi, meglio essere realisti, una separazione della "Padania" sovvertirebbe l'intero organigramma creato da Maroni nella realtà attuale italiana, dove la Lega pretende innanzitutto far sentire la sua voce, ma sa benissimo che senza gli elettori del Sud ( e purtroppo ce ne sono) e senza l'alleanza con Berlusconi non potrebbe governare neanche Verona.
Casi che rasentano il paranormale, sarebbero poi quelli della Sardegna, ma soprattutto della Corsica, chi potrebbe mai immaginarsi queste due ridenti isole che si autodeterminano ed autogovernano? Inoltre la Corsica è consapevole degli ingenti vantaggi che consegue sotto il welfare dello stato centrale insediato a Parigi, dunque la presunta indipendenza sarebbe un atto meramente plateale, ma poco concreto.
Diverse sono le questioni riguardanti la penisola iberica, dove i risentimenti di Catalunya ed Euskadi nei confronti del governo centrale sono atavici, nonostante siano dettati più da ragioni economiche che prettamente sociali o antropologiche; inoltre, che fine farebbero le lobby che regolano la politica delle due "Comunidades Autonomas" il giorno in cui la tanto agognata indipendenza sarà ottenuta?
Forse molti dimenticano che il Kosovo, la presunta molla di nuovi movimenti indipendentisti, è solo l'ultimo stato in ordine di tempo, che viene fuori dalla esasperante e logora guerra dei Balcani, in un territorio già marcio e devastato da anni di malgoverno... Adesso, qualcuno avrebbe l'ardire di paragonare l'ex Jugoslavia, crocevia tra Europa ed Oriente, alla Spagna, all'Italia, o addirittura alla Germania?
ai posteri l'ardua sentenza

lunedì 20 luglio 2009

Quizas, quizas, quizas... Fez


one way ticket...

mercoledì 15 luglio 2009

Otras perspectivas


Encontrar un hueco en una tanda de examenes tan densa no era nada fácil, sin embargo, para poder volver a Barcelona, el tiempo y el dinero necesarios se encuentran, pase lo que pase.
Meterse en el clima peculiar del Raval, pasear por la Barceloneta, "perderse" en el barri gotic no son lo mismo que mirar la deslumbrante belleza de una ciudad por un sitio especial: El Carmel
De nomada sin rumbo no puedo hacer nada más que colgar una foto, una imagen, que puede acabar siendo mucho más expresiva que otras palabras en el aire...

martedì 30 giugno 2009

The Million Dollar Madrid part 2


Ma chi avrà mai messo tutti sti soldi in un periodo del genere? E' davvero possibile che il Sig. Perez abbia a disposizione una quantità di liquidi tale da inflazionare il mercato ed accaparrarsi gli ultimi due palloni d'oro nell'arco di una settimana?
In pochi sanno che le liquidità in questione provengono dal Banco de Santader e da Caja Madrid, ma neanche gli addetti ai lavori sono a conoscenza delle effettive garanzie di pagamento da parte del Real...
Comunque sia, archiviato il discorso economico, il problema principale sarà quello di far coesistere una serie infinta di "galli" nello stesso pollaio, dove però non esiste nessuna gallina dalle uova d'oro. Certo, un attacco composto da Kakà, Ronaldo, Robben e Higuain (o Van Nistelrooy, Huntelaar o persino la mummia Raul) farebbe paura a chiunque. Il problema però è altrove, una difesa che già traballava l'anno scorso, potrà davvero reggere l'urto di uno schema improntato unicamente sull'offesa? La classica filosofia delle squadre spagnole è divertire e fare un gol in più dell'avversario, si sa. Adesso, o Pellegrini è un allenatore con i cosiddetti, o la squadra rischierà una brusca implosione interna...
L'acquisto di Albiol servirà per calmare le critiche alla traballante "zaga" merengue, ma dopo aver perso Cannavaro(seppur ormai bollito), con un Sergio Ramos ancora immaturo, e con Pepe che dovrà scontare ancora 6 giornate di squalifica, sono sicuri a Chamartìn di riuscire a fare almeno un gol in più degli avversari?
Ai posteri l'ardua sentenza

mercoledì 17 giugno 2009

The Million Dollar Madrid part 1


Tempi di crisi - il 2009 si apre con i più alti tassi di disoccupazione mai registrati ngli ultimi decenni. Dicevano tutti che anche il calcio ne avrebbe risentito, in primis le squadre di Premier League, piene di debiti fino al collo (vedi Manchester UTD) e a seguire le italiane, sulle quali grava una tassazione fiscale superiore e il cui scenario (la Serie A) inizia a perdere appeal in ambito internazionale.
In un contesto del genere, solo un mitomane avrebbe potuto paventare l'acquisto di due tra i calciatori più cari mai pagati: Ricardo Izecson dos Santos Leite aka Kakà e Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro. Solo un mitomane, appunto. Tale mitomane risponde al nome di Florentino Perez, già presidente del Madrid dei galacticos e già autore di spese folli per gente come Figo, Zidane e il divo Beckham.
Sarà stato il "triplete" del Barça, sarà stata la pessima gestione di Ramòn Calderòn (comunque vincitore di due Ligas consecutive), sta di fatto che il signor Perez, dopo 3 anni di assenza, incurante della crisi globale, senza il minimo sforzo ha staccato un paio di assegni, portandosi a casa i due ultimi palloni d'oro.
In realtà, pare che l'obiettivo di Florentino sia di portare a casa la decima Coppa dei Campioni, la cui finale si giocherà, guarda caso, proprio in quel di Chamartìn (Madrid n.d.r.), obiettivo nobile e dunque giustamente perseguibile, peccato però che il Madrid aveva nell'attacco l'unico reparto solido.
Adesso, il sig.Perez, così come il capo di una multinazionale vera e propria, sarà costretto ad effettuare un cospicuo numero di esuberi, di tagli al personale, sia per recuperare i soldi spesi per i due assi (che non recupererà certo in vendita di magliette) sia per sfoltire una rosa che potrebbe essere ingovernabile.
Così alcuni tra i vari Higuain, Robben, Huntelaar, Van Nistelrooy, Schneider e Van der Vaart saranno costretti a fare le valigie, svenduti come merce ormai senza valore, nonostante alcuni di loro abbiano tirato la carretta negli ultimi anni...
Il Madrid ragiona dunque da colosso economico, con una politica coerente nel lungo periodo elimina gli "input" ormai inutili rimpiazzandoli con dei nuovi che dovrebbero garantire successi in serie ad a mani basse, tendendo a raggiungere il massimo profitto possibile, quel "triplete" che i nemici eterni del Barça gli hanno sventolato in faccia neanche un mese fa, e che sembra bruciare come non mai...

lunedì 15 giugno 2009

Carnaval de Paris


Ti svegli, ti chiedi dove sei, il tuo cellulare non dà segni di vita, ricordi solo dopo un pò dove sei, e sgrani gli occhi quando vedi l'ora, è praticamente mezzogiorno...
Passa del tempo, ore vuote, mille pensieri si susseguono nella mia mente, contaminati dalle opinioni degli amici che, ansiosi, smaniano dalla voglia di sapere com'è andata, nonostante non sia andata affatto...
Scendo. Mi incammino. Sin rumbo, senza direzione. Altra telefonata. Attacco. Finalmente qualcosa si smuove dentro di me. Non ricordo quanto ho camminato quel pomeriggio, come sono tornato e a che ora, cosa mi hanno detto. Il giorno dopo il ghiaccio inizia a sciogliersi a Lutetia, lo interpreto come un segnale, magari qualcosa finalmente cambierà.
Giovedi 15 gennaio - nulla è meglio dell'arrivo a sorpresa di un amico, un fratello, in un giorno di sole. Riscopro la città. Le mie gambe vanno da sole. Rido. Non è andata esattamente come avrei voluto, eppure le risposte che cercavo le ho avute, posso dire in qualche modo di avercela fatta.
Decido di tornare a casa sabato, non prima di aver speso gli ultimi euro/ore in quel di Montmartre, dove l'amico Ricard e il fratello Marco rendono la nottata irripetibile. Un incontro piacevole. Una "passeggiata" notturna di 8 km. Tre ore di sonno. Via di nuovo. Gare de Lyon - Sabrina, Loise e Marco riescono a rendere speciale anche quel momento apparentemente scialbo. Sono loro ad accompagnarmi al treno. Sorrido. Li abbraccio. Si torna a casa. Adieu Paris...
Nella mia testa riecheggia un motivetto familiare "Je ne t'aime plus mon amour, je ne t'aime plus tous le jours"...

mercoledì 10 giugno 2009

Lutetia's breakthrough part 3



Stop. Un incrocio a me familiare mi si para davanti, pochi metri mi separano dall'arrivo, mancavo da li da ormai 4 mesi ed a parte i 25 gradi in meno rispetto a settembre, non notavo poi tante differenze
Volete sapere come dilapidare una ricarica di 20 euro sul telefonino in 10 minuti? semplice, chiamate dall'estero un numero straniero, ed il gioco è fatto, se poi la conversazione si infervora e non vi rendete conto del tempo che passa, e soprattutto vi rodete il fegato perchè la persona che volevate a tutti i costi vedere non si trova nel luogo dove vi siete trascinati con 5 ore di sonno e dopo una giornataccia, beh,che dire... inoltre la mancanza totale di credito nel telefono mi rendeva assolutamente irrintracciabile da parte di coloro che mi credevano a Milano, quindi è facile immaginare il mio stato d'animo in quel preciso momento...
Ora le ipotesi erano due: o spaccavo qualcosa sotto al palazzo e attendevo che la "Gendarmerie" mi mettesse al gabbio, o mi incamminavo a ritroso per sbollire la rabbia. Prevalse il buon senso, la poca lucidità che potevo avere dopo non aver mangiato quasi niente e senza aver minimamente scaricato, se non a parole, tutta l'adrenalina che pervadeva il mio corpo fin dal mattino, dunque optai per tornare sui miei passi, concedendomi addirittura il lusso della metro...
Dopo una camminata di un paio di chilometri per scaricare la tensione, ed un paio di birre a stomaco vuoto, decisi di accettare il consiglio di un'amica/sorella/mamma, ossia andare a casa sua, dove tra l'altro, aveva luogo una specie di festa...
Ora, immaginatevi le facce tipiche di amici che chiacchierano tranquillamente ad una festa, sorseggiando vino e ridendo a squarciagola, beh quelle facce me le trovai di fronte quando arrivai da Loise. Cos'avranno mai pensato questi prodotti della media borghesia francese, pardon, parigina, al trovarsi di fronte un povero sfigato morto di freddo, mezzo rincoglionito e completamente apatico? beh in quel momento non me ne fregava un cazzo, avevo bisogno di parlare con qualcuno, e nessuno meglio di Loise avrebbe potuto aiutarmi di più in quel frangente...

domenica 7 giugno 2009

Lutetia's breakthrough part 2


Terminal 2, un lungo corridoio percorso in fretta, l'mp3 nelle mie orecchie mi "isolava" in quella enorme struttura che più che un aeroporto sembrava essere una città di vetro, negozi ormai chiusi e infiniti rulli che anticipavano la lunga strada da percorrere prima di raggiungere la stazione del RER B che collega la profonda banlieue nord - est con la capitale
Sulla banchina, annunciato ritardo di 20 minuti per un guasto, ma che culo, esclamo. In realtà un ritardo maggiore forse mi sarebbe stato più amico, ma cosa potevo saperne... finchè il treno arriva ed in mezz'ora mi ritrovo catapultato a Parigi, Gare du Nord, che, per uno scherzo del destino è a un tiro di schioppo(1km) dalla mia meta/destinazione, o come direbbero in Spagna, destino...
E' lunedi, sono più o meno le 22 e c'è poca gente in giro, a maggior ragione il luogo non è dei più ameni, ma del resto, non sono mica andato li a una festa, anzi...
Il clima non aiuta, -2 gradi, pochi giorni prima ha nevicato e molta neve è ancora ammassata ai lati delle strade, ciò nonostante l'adrenalina che mi guida mi sconsiglia di prendere la metro, decido dunque di incamminarmi, del resto cosa sarà mai 1km?
L'mp3 costantemente nelle mie orecchie trasmette una canzone che è tutta un programma: "Je so pazz'", del resto era questo l'aggettivo affibiatomi dai pochi che erano a conoscenza di ciò che stavo per fare, sorrido e mi incammino...
La strada è dritta, costeggiata da ristoranti indiani e tailandesi, e si dirige a Nord della città, a cavallo tra il X e il XVIII arroundissement
Un paio di semafori attraversati senza guardare, qualche altra canzone mi distrae fino all'arrivo, poi d'un tratto sento qualcosa, dopo tante ore pareva essere giunto il momento di dare senso a tutto quel viaggio. Mi fermo. Tabula rasa. Ormai in ballo, dovevo ballare...

sabato 6 giugno 2009

Lutetia's breakthrough part 1




12 Gennaio 2009 - un esame, un pranzo veloce, una borsa da viaggio(del Napoli n.d.r.) e svariati caffè, un check-in online e tra mille paranoie un airbus Easyjet mi porta da Malpensa a Charles de Gaulle, ora locale 21 più o meno
Eccomi qui, direbbe Alex in "Arancia Meccanica", con i miei fedeli drughi, Pete, Georgie e Dim, sedevamo tutti al Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver... ma non è così, sono da solo, tornato in Francia a fare i conti con un passato che non voleva allontanarsi da me (com'era quel proverbio? ah si, la miglior difesa è l'attacco!)
A stento ricordo cosa ho provato quando ho messo piede a terra, ma non credo di aver sentito esattamente qualcosa, in realtà ero come ovattato, asettico, non saprei neanche descrivere come esattamente, ma una cosa era certa, non era stato il mio cervello né il mio cuore a portarmi li, era stato l'istinto...

giovedì 4 giugno 2009

Riflessioni


"Il comandante dell'Hermon mi chiese cosa penso dei combattimenti sulle alture del Golan e della guerra in generale. Gli rispondo che la nostra guerra, completamente diversa, è finita molto tempo fa, nel 1945, a Berlino, davanti alla Porta di Brandeburgo[...]Non possiamo proporre a nessuno di prendersi un pò della nostra guerra: dobbiamo portarcela dentro per tutta la vita[...]
Nessuno può restare in disparte a bersi un caffè quando arriva il momento di lanciare granate. Alla guerra d'Algeria presero parte tutti gli Algerini, alla guerra del Vietnam presero parte tutti i vietnamiti. Non così nella guerra tra arabi e Israele[...]Quando scoppia la guerra in Israele, gli israeliani vanno tutti al fronte e la vita civile non esiste più. In Siria molta gente venne a sapere della guerra del 1967 solo dopo che era finita: eppure la Siria vi aveva perso la sua principale zona strategica: il Golan. Lo stesso giorno e nello stesso momento in cui la Siria perdeva le alture del Golan, a venti chilometri da lì i caffè di Damasco traboccavano di gente mentre gli avventori in piedi cercavano disperatamente un tavolo libero. Nella guerra del 1967 morirono meno di cento soldati siriani, mentre l'anno prima, a Damasco, in occasione del colpo di stato di palazzo, erano morte duecento persone[...]
Un soldato al fronte può essere più o meno bravo, ma ogni soldato è innanzitutto un uomo..."

Ryszard Kapuscinski " La prima guerra del football e altre guerre di poveri"

martedì 2 giugno 2009

lunedì 1 giugno 2009

"Se mi capita di entrare in chiesa, me ne sto a guardare il Cristo, a braccia spalancate, e penso che è là, con quel gesto, a parare i peccati del mondo. Devono arrivargli sul palmo come fucilate. Così, trovandomi in porta durante una partita, mi sembra di essere anch’io sopra un altare e stendo le mani, e mi piace ricordare Cristo quando prendo i palloni"

Ricardo Zamora, il miglior portiere della storia, prima dell'arrivo del Ragno Nero Yashin
una citazione del genere se la gioca con quelle di Woody Allen...

domenica 31 maggio 2009

The Universal - Blur

giovedì 28 maggio 2009

histórico



Nel calcio moderno, imbottito di partite ed amichevoli per far soldi che si susseguono una dietro l'altra, senza sosta, con gli impegni delle nazionali a fare semplicemente da cornice alle varie competizioni dedicate ai club, in pochi avrebbero pensato che una squadra potesse vincere tutte le competizioni cui prendeva parte.
11 mesi fa, quando Pep Guardiola prendeva le redini del progetto Barça dopo l'annus horribilis dei blaugrana sotto la guida di Rijkaard, solo un pazzo avrebbe pensato che ciò sarebbe stato possibile.
La smentita è arrivata ieri, quando il F.C.Barcelona si è proclamato campione d'Europa, annientando la corazzata Manchester United del galletto Ronaldo, probabilmente già molto in debito con la fortuna per come hanno portato a casa la Coppa dalle grandi orecchie l'anno scorso (rigore di Terry n.d.r.)
Il trionfo non solo di una squadra, ma di una "nazione", di un progetto, di un allenatore che al primo anno ha sovvertito i vari stereotipi che accompagnano i debutti di ex calciatori, lui che l'anno scorso allenava il Barça B nell'equivalente della serie C2 spagnola. Di quella squadra ieri sera uno calcava il terreno dell'Olimpico, Sergi Busquets, figlio d'arte, da molti non ritenuto all'altezza per come aveva interpretato la partita di Londra, eppure Guardiola non ha avuto paura, ha confidato in lui ed ha avuto ragione.
Non ha avuto paura Pep, di affidare il centro della difesa a Touré, di schierare Sylvinho a sinistra nonostante non giocasse da tempo, tuttavia la chiave della partita è stato il non concedere alcun punto di riferimento al Manchester li davanti, Eto'o a destra, Messi finto centravanti. Con questa mossa il Manchester si è trovato spiazzato, e non è un caso che Eto'o si trovasse in posizione defilata quando ha segnato il gol del vantaggio. Da lì è stata accademia, i blaugrana accarezzavano il pallone e per il Manchester era notte fonda, nemmeno sui calci piazzati riuscivano a far paura a Valdés.
Il suggello poi arriva col gol di Messi, 1,68 che svetta in barba alle leve lunghe di Rio Ferdinand, imprimendo al pallone una traiettoria indecifrabile, beffarda, che toglie le ragnatele all'incrocio dei pali...
La vittoria di Iniesta, ritornato dopo 3 settimane ai suoi livelli, la vittoria di Piqué, scartato in fretta l'anno scorso proprio dal Manchester, la vittoria di Henry, campionissimo a cui mancava solo questa Coppa, la vittoria di capitan Puyol, l'unico nella storia del Barça a sollevare due Coppe dei Campioni; ma soprattutto la vittoria di Pep Guardiola, allenatore sobrio e mai sopra le righe, dal comportamento esemplare, che è riuscito ad inculcare alla sua squadra una mentalità umile ma allo stesso tempo vincente, che ha dato spazio ai giovani della "cantera", mai infatti una squadra campione d'Europa poteva vantare 7 giocatori del proprio vivaio in una finale.
Doveva essere Messi contro Ronaldo, ma alla fine la vittoria è stata di Guardiola contro il santone Ferguson, sportivissimo nell'ammettere la sconfitta...

Ave Barça

martedì 26 maggio 2009

digressione calcistica...



Riflettori sull'Olimpico di Roma, la finale di domani merita una certa attenzione, visto che si sfideranno le due squadre che, a detta di molti, meritavano più di tutte di giocarsi a visto aperto l'ambito trofeo.
Due modi diversi di vedere e vivere il calcio, due scuole diametralmente opposte, due caratteri agli antipodi. Da un lato il Manchester, più che una squadra una multinazionale che, almeno per ora, sembra non risentire della crisi economica. Dall'altro il Barça, espressione non solo di un calcio virtuoso ma anche di una sottocultura spesso sottovalutata come quella catalana, un'oasi di pragmatismo nella "sorniona" Spagna.
A confronto due stili di gioco, quello classico inglese di palla lunga e pedalare, che però ultimamente ha avuto bisogno di alcuni accorgimenti "italiani" come l'impiego di Rooney e Park sulle fasce laterali a mò di terzini quando la squadra avversaria attacca. Il gioco del Barça si sa, è imperniato sul possesso palla, sugli scambi corti e sullo spettacolo, con la consapevolezza che con una difesa non impeccabile, l'importante è fare un solo gol in più dell'avversario.
Schieramenti di gioco più o meno simili, entrambe le squadre adottano di solito il 4-3-3, tuttavia è ovvio che l'approccio alla partita sarà diverso; una finale secca è una partita dove speculare può essere letale, dunque il Manchester sa di non potersela giocare col catenaccio stile Chelsea al fine di ammortizzare l'arrembaggio catalano. Ferguson dovrà quindi cercare di imbrigliare i due "volantes" blaugrana, Xavi e Iniesta, definiti da lui stesso come "due che nella loro vita non hanno mai sprecato un pallone". Tuttavia è difficile credere che i Devils attuino un tipo di gioco rinunciatario e optino solo per il contropiede. Le assenze in difesa del Barça possono essere decisive e Ronaldo e C. potrebbero approfittarne. A tal proposito, fondamentale sarà la disposizione della difesa da parte di Guardiola, che ha a disposizione solo due difensori puri, Piqué e Puyol; confermato l'adattamento di Touré al centro e lo spostamento del capitano sulla fascia destra, il dubbio amletico del tecnico di Santpedor sarà chi schierare sulla fascia sinistra (ballottaggio Keita-Silvinho) e consequentemente chi occuperà il posto di mediano(Keita-Busquets).
Le decisioni degli alenatori in partite senza possibilità di appello sono spesso decisive, sarà quindi una partita a scacchi, dove gli alfieri Messi e Ronaldo saranno il fiore all'occhiello, seppure molto spesso in tali eventi la forza del gruppo tende a prevalere.
Sarà Ferguson contro Guardiola, Messi contro Ronaldo, Xavi contro Carrick, Ferdinand contro Puyol, o molto più probabilmente assisteremo allo scontro di due squadre fatte per vincere.
Sarà lo scontro tra il tiki-taka del Barça, che ha alla guida un tecnico giovane ma che già da giocatore mostrava capacità di capitano dentro e fuori dal campo, ed il Manchester, guidato dal santone Ferguson, un uomo che da 23 anni si mantiene nel gotha del grande calcio.
Mai come in questo momento, con due protagonisti del genere, il miglior scenario non poteva essere che Roma, l'arena dei gladiatori dell'Olimpico è pronta ad esplodere...

il bivio...



eccoci al primo bivio, e soprattutto al primo sovrapprezzo da pagare, la traversata del Mare Baltico...
da Rostock a Gesder (DK) o a Trelleborg(SW), oviamente la seconda opzione risulterebbe molto più costosa ed allungherebbe i tempi del viaggio, ma del resto è un viaggio alla cazzo quindi...

decideremo poi...

lunedì 25 maggio 2009

itinerario


in rosso il percorso "originale", che comunque non varierà sostanzialmente fino ad Amsterdam, da lì, probabilmente sotto effetto di funghetti o chissà cos'altro, sceglieremo la rotta del ritorno, in viola il percorso alternativo...

PS - notare l'omissione di una parte specifica della Francia, del resto, perchè tagliare per le montagne? meglio la Costa Azzurra...

Una nuova tappa

I pochi "eletti" o "sfigati" che si imbatteranno per caso in questo blog aperto dal sottoscritto, si domanderanno l'utilità del suddetto. In effetti di utilità per il momento ve n'è ben poca, semplicemente avevo voglia di buttare giù due righe e di sfogarmi un pò scrivendo sul web.
In realtà tale blog inizierà ad avere un senso quest'estate, più esattamente il 6 agosto, quando partirò per Praga per il primo e probabilmente ultimo Interrail della mia vita...
L'idea è nata così, spontanea, insieme ad un amico, la voglia di un viaggio alla ventura, con poche precauzioni, con i soldi contati, semplicemente alla ricerca della conoscenza di luoghi a noi molto vicini ma che non conosciamo affatto. Dunque un tragitto senza mete prestabilite( a parte Berlino e Amsterdam) che ha come unico neo il limite del tempo (22 giorni) e ovviamente dei soldi.
Un viaggio dunque stereotipato, che molti reputeranno semplice e volto al puro divertimento, ma credo che se verrà da noi interpretato in un certo modo, risulterà essere molto più grezzo del previsto, e per questo, molto più affascinante.
Vedremo cosa ne verrà fuori...