mercoledì 24 novembre 2010

Collasso


150 anni. O quasi.
Uno stivale assemblato in maniera coatta, forzata, attaccando i pezzi alla meglio. Vari corpi estranei, apparentemente congiunti da cultura, domini, religione...
L'Italia, terra di santi, poeti, navigatori, cuochi, mafiosi, stilisti, di calciatori. Tante cose note e ignote. Diversi climi. Traffici intersecati, ingrovigliati, ingorghi strutturali di un paese lungo e stretto, frastagliato da montagne, dove imperversa la diversità ricercata, uno spirito tribale quasi obbligato.
Nessuna chiarezza, volemose bene...
Patrimonio umano inestimabile. Mille sfumature sorridenti mascherano l'ipocrisia generale. Tutto è permesso. Dopo dittature, finte democrazie ispirate ai valori cristiani. Prima, Seconda Repubblica, come le due guerre mondiali.
Raschiare il fondo del barile è solo un'ovvia conseguenza dello storto reticolato socio-politico imposto dalle dinamiche pregresse e marce dei Savoia prima, di Craxi e Berlusconi poi.
Accomunati nelle ricorrenze piacevoli, nei baccanali pacchiani e nelle celebrazioni per la Coppa del Mondo, d'improvviso ogni piccola parte dello Stivale si spacca - o forse si stacca - facendo sentire la sua voce, partendo dal millantare un federalismo sconclusionato fino a rivoltarsi contro gli immigranti. Tattiche meschine. Nulla di nuovo.
La voce dei giovani esplode potente. Stufi di angherie, menzogne e falso perbenismo, come rappresentanti del popolo vessato, sono l'ultima risorsa di questa realtà bacata, storpiata in un secolo e mezzo da briganti, re despoti, dittatori, falsi sognatori, imprenditori e mercanti di ogni genere o saltimbanchi di un palcoscenico ormai scricchiolante.
La punta dell'iceberg - ormai affiorata quasi per completo - era stato un campanello d'allarme lanciato da tanto tempo, ma che in molti si sono rifiutati di ascoltare. La classe politica, intenta ad arraffare quanto possibile, con le mani troppo occupate a rimpinzarsi di appalti, smaltimento di rifiuti e chi più ne ha più ne metta, lascia serpeggiare il cancro maligno della criminalità organizzata, prima Anti-Stato, oggi Stato.
Terra mia, terrain vague.
Tutto e niente.
Oscillazioni e sensazioni si sparpagliano in forma ellittica. L'amore esplode ma odora di sangue, misto ai sacrifici di gente ignara, innocente, ignorante. Vedere e sentire quest'aura malvagia che pervade il mio nido, seppur da lontano, tira i muscoli dentro di me. L'impotenza. La rabbia. Tutto rode.
Stridula, la voce prova a urlare, cerca di far capire al mondo che quel poco di giusto che arranca impercettibile si muove ancora, è li ed è vivo, anche se ferito.
Chiudere gli occhi. Anche così si può vedere, si può sentire.
Oggi siamo arrivati alla fine di un binario divelto, bisogna fare un piccolo passo indietro e scegliere un'altra strada, anche se ciò implica un grosso sacrificio, necessario per rialzarsi e liberarsi di questa cappa che ci rende la democrazia meno libera del mondo, dove il silenzio e l'incapacità di esprimersi sono il pane quotidiano.
Scisso in mille pezzettini.
Cumuli di scorie avviluppati nelle viscere di una natura unica al mondo.
Guerre civili nell'etere e nelle strade.
Videocrazia.
Un grande Mercante in Fiera.

L'Italia non è questa. E' si soffocata da uno stato d'animo e fisico pregno di odio e di speculazioni, ma dopo aver perso ormai il senso del ridicolo, dopo aver palesato davanti al mondo intero problemi grotteschi, non sarà poi così difficile tramutare la voce dei dissidenti in un pugno secco, potente, contundente.

La festa in pompa magna per i 150 anni di un miscuglio di provincialismi a sé stanti può aspettare.
Sarebbe d'uopo guardarsi allo specchio, togliersi la maschera e staccarsi, per quanto possibile, dall'ipocrisia dei potenti, quella che ci ha portato fin qui, oggi.

Partendo dal basso, forse pian piano si potrebbe rialzare la testa di una realtà storpiata e dilaniata da anni di lascivia, perché noi, comunque, siamo cresciuti lo stesso.

Abbandonare il falso vittimismo e le crociate piene di dialettica e di demagogia. E' arrivato il momento di prendere i problemi di petto. Gli studenti, simbolo della voglia di rivincita giovanile, lo stanno facendo, perché impoverire l'istruzione è impoverire gli uomini.

E' giunto il momento di dimostrare che il "futuro" è anche il presente.

martedì 16 novembre 2010

Left my soul there down by the sea...


D'improvviso prendere una bici e lanciarsi giù in picchiata. Poche pedalate, Il luccichio del sole ti guida e l'aria si fa più fresca, rilassata, salata.
Eccolo lì, si proprio lui, il mare. Anelarlo da tempo, pur avendolo così vicino, pur conoscendone tutti i segreti, mi aveva fatto venire voglia di tornare a parlare con lui e sentire la sua voce cristallina sussurrare nel vento. Poche parole, ma limpide e serene, come sempre.
Un posto su uno scoglio è sufficiente per accoglierti. Ti permette una visione ampia di tutto. Cerchi le nuvole ma non trovi niente che gli somigli salvo un paio di ghirigori bianchi disegnati dalle rotte di qualche aereo.
Il colore blu vivo del mare si incrocia con l'azzurro armonioso del cielo lì in fondo all'orizzonte, dove la mano non arriva ma si gli occhi e si apre un nuovo spazio appena percettibile, un luogo non luogo, un vortice nel vortice. Inizi il viaggio nelle orbite di un caleidoscopio e tutto ti travolge, piacevolmente.
Irrora dirompente una pace virtuosa, frizzante, è un'eccitazione mista alla calma. Ti culla la brezza senza farti alcun male, sembra quasi voglia accarezzarti.

Regalo del mare è la sensazione di infinito, ovunque tu sia. Con gli occhi capace di viaggiare ad oltranza, ti perdi nelle increspature delle onde i cui riflessi d'argento non accecano, bensì ti inebriano, ti attraggono.
La voglia repentina di un tuffo, appena mitigata dalle raffiche insidiose che bussano alla porta delle tue ossa. Eppure lui è li, ti richiama, ti prende, sembra non voler mollarti e tu, inerme, ti rispecchi in esso, lo contempli beato, ascolti il canto delle sue sirene e resti avviluppato in un groviglio di corde mentali che ti bloccano, per ora...

mercoledì 6 ottobre 2010

A tutto c'è un limite


Quasi striscianti, schifosamente accomodanti. Un manipolo di delegati del comune di Roma, con il deux ex-machina Alemanno a capo, stende un tappeto rosso alla delegazione della Lega Nord scesa a Roma quasi come i Galli o come i Lanzichenecchi, rivendicando qualcosa che non è loro.
Una sorta di resa incondizionata, una scenetta da sagra paesana imbastita per quale fine? Una riconciliazione in realtà forzata, dettata da chissà quale dinamica ponderata dall'astuto e infingardo burattinaio capo. Una scena pietosa, quasi un inchino, un voler abbassarsi a chiedere scusa.
Ma chiedere scusa a chi? Riconciliarsi con chi?
Una mera accozzaglia di pagliacci i quali si vantano di discendenze celtiche, che da sempre millantano odio smisurato per la capitale e tutto ciò che vi si stende a sud. Eppure sono lì, a godere di primizie in abbondanza e del clima soleggiato, mentre i giusti dissidenti fanno sentire la loro voce e vengono allontanati. Stavolta con modi meno bruschi, non come la povera giornalista brutalmente trattata in quel di Napoli, un altro modo per mascherare tutta questa ridicola messinscena.
Perseverare è diabolico. Questo governo protrae in continuazione episodi del genere, imperniati sull'impatto della scena mediatica che convince e rassicura gli elettori.

A volte stare lontani dagli avvenimenti che coinvolgono il luogo che ci ha formati e ci resta nel sangue fornisce una prospettiva più angolata ma più veritiera. Si abbandonano le sovrastrutture ideologiche stilizzate secondo le quali Tizio deve qualcosa a Caio e si analizza il problema - o la serie d problemi - decontestualizzando il tutto.
Ogni problema andrebbe preso per quello che è, singolarmente. Eppure tra il ribrezzo per la nuova emergenza rifiuti nella mia terra - della quale non siamo solo noi uomini del popolo i responsabili - e le ultime patetiche scene da "società dei magnaccioni" e "volemose bene" la rabbia inizia a farsi strada.

E' possibile che con un banchetto a mo di baccanale degno del miglior Dioniso, questa gente voglia davvero farsi le beffe di un intero popolo?

Il buon Totò avrebbe detto: "Ccà nisciun è fess". Forse bisognerebbe rendersi conto di dove stiamo andando a finire, prima di indire delle elezioni che darebbero a un gruppo di esagitati xenofobi e meschini la possibilità di arrivare di nuovo a Roma, ma in massa e con la possibilità di insediarsi nella tanta odiata città ladrona ed affermare come Brenno: "Vae victis"

domenica 26 settembre 2010

Odore di Asia

Quattro ore di sosta forzata, quasi come degli ostaggi ad un check-point, si trasformarono quasi in una beffa perpetrata ai nostri danni dal solitamente solerte rigore teutonico. Nonostante tutto, dopo una corsa stramazzante per uscire e rientrare nell'area internazionale, tra bagagli dal peso calcolato al milligrammo, un digiuno obbligato causa mancanza moneta comunitaria, il tanto agognato imbarco ci sorride.
Quasi un intero continente da solcare, da Nord-Ovest a Sud-Est.Rincorrere fusi orari contro il movimento del sole. Dall'alto tutto sembra uguale, mille puntini di luce indistinguibili sembrano fiumi di lava che attraversano paesi indecifrati. Punti isolati, sintomi di vita lontana, minima. Un tragitto invisibile, intangibile.
Il passaggio crudele dai 18 gradi di Londra ai 38 di Antalya, nonostante fossero le 3 del mattino (o di notte, dell'alba o come volete)si faceva sentire. Unico rifugio un bar, pieno di operatori turistici slavati e apparentemente fuori luogo. Dopo l'insonnia che aveva accompagnato la sorvolata c'era da scegliere tra il restare svegli e dritti e il chinarsi su un tavolo ed arrendersi al torcicollo per chiudere gli occhi almeno per un po'.
In un modo o nell'altro il tempo passa. Contrattare il prezzo per un taxi che porti in centro ha il suo fascino, ma la stanchezza è troppa e si cede facilmente.
Un quartiere anonimo apre le sue porte e, mentre la canicola si fa sempre più devastante, la spossatezza ci vince e per terra troviamo riposo, se così si può definire.
Il primo impatto con l'Asia non si rivela poi così speciale.

Evidentemente, iniziare dal basso, seppur ciò deluda le aspettative, ha il suo perché...

sabato 18 settembre 2010

London Bridge


Cercando su google "London Bridge" la prima opzione nella quale l'utente di imbatte in una semplice e chiara descrizione:
"London Bridge è un ponte sul Tamigi a Londra, che collega la City of London al borgo londinese di Southwark al quale corrisponde una stazione della metropolitana londinese, nonché uno snodo fondamentale delle ferrovie regionali."
In effetti, in special modo per i nostri frequenti spostamenti dal sobborgo di Peckham Rye, per questo luogo spesso ci siamo trovati a passare per raggiungere il cuore pulsante della città.

Eppure per me, piano piano, London Bridge ha iniziato ad assumere un significato diverso, un'accezione particolare a causa di un viaggio, un altro viaggio.

Londra come un ponte tra l'Italia e la Turchia. Un ponte strano, non fatto di legno né di metallo, né a strapiombo su una vallata né a collegare un lembo di mare. Strano vero?
Il ponte di Londra ha rappresentato due settimane di riscoperta non solo di un luogo, ma di valori sani e forti che purtroppo ultimamente si erano affievoliti per forza di cose.
Il ponte di Londra mi ha permesso di porre le basi per un'altra avventura senza meta, apparentemente senza senso e alla cieca.
Dopo tre anni ecco ripresentarsi, nel lungo cammino della vita, persone che avevo lasciato lì a malincuore. Come se il tempo non fosse passato, ritrovarsi davanti a una birra o in un ristorante libanese tra shawarma e narghilè, sorrisi e ricordi.

Rivalutare un luogo prescindendo dai luoghi comuni, viverlo davvero con persone importanti, tra sprazzi di vita rocknrolla e pomeriggi di "jattamma" in uno dei tantissimi parchi. L'odore di fiume-mare a Greenwich e le notti brave a Camden e Fulham, il giusto prolegomeno insomma...

East is East. Londra guarda ad Oriente e noi con lei, pronti a partire, via Colonia...

venerdì 17 settembre 2010

Senza mezze misure


La crisi esacerba l'odio.
Così potrebbe essere descritta la disposizione di Sarkozy di "rimpatriare" i rom ai loro paesi (d'origine?). In tempi di magra, si sa, il nazionalismo e l'egoismo la fanno da padroni persino in un paese come la Francia, noto per la grande efficacia del suo welfare state. In tempi di magra, è facile puntare il dito contro i diversi, "i reclusi", i "disadattati", coloro che non fanno parte del progetto di grandeur nazionale. Ed è li che un figlio di un immigrato si scaglia prepotentemente contro una categoria debole di per sé, parte dal basso per creare ogni presupposto ideale alla loro cacciata, tanto per non avere remore di sorta.
Il nodo fondamentale non è tanto se Sarkozy abbia violato o no le norme europee che certificano la libera circolazione dei cittadini nel grande stato inesistente forgiato prima a Maastricht poi a Lisbona. La chiave di tutto è nel rendersi conto se davvero i rom sono solo un facile capro espiatorio messo li a bella posta da un presidente sull'orlo del baratro per scandali assortiti o se davvero la loro presenza nuoce alla stabilità interna ed economica del paese.
Prendi un blocchetto di assegni, staccane alcuni di minimo importo et voilà, in un attimo ti sei liberato di una presenza ingombrante, di una valvola impazzita che non si incastra nel tuo meccanismo socio-politico.
La cassa di risonanza internazionale emette un rumore sordo proveniente dalla Germania e un tintinnio melodioso proveniente dall'Italia. Ed eccoci tornati all'ennesimo intervento si Superman, colui che non si lascia scappare nessuna occasione per intervenire in tackle scivolato con un intervento eclatante volto ad accaparrare l'attenzione dei media. Il veleno iniettato nelle sue orecchie dalla Lega si è trasformato in concime ed ha trovato terra fertile nelle congetture protezioniste del grande magnate, da sempre propenso ad allargare a dismisura la sua immagine ed il suo potere.
Parigi e Roma a braccetto come non mai, accomunati da uno spirito di aleatoria liberazione del territorio dalla "feccia". Ma siamo sicuri che la feccia non siano loro? Due uomini a capo di due Stati storici stanno cercando di farla loro la storia, ma in negativo, trovando scusanti come quella della crisi o gonfiando problemi come quella dell'illegalità (ma cosa significa davvero illegalità?) e aggrappandosi alle dinamiche anti-immigrazione come capisaldi di una nuova politica interna ed estera.
In tutto questo, il colonnello Gheddafi spadroneggia nel Bel Paese, facendo sparire i potenziali immigrati in maniere sconosciute persino alla AAA della dittatura argentina, famosa per "desaparecidos" e "vuelos de la muerte".

Fin dove si spingerà questo rancore incondizionato? Dove ci porterà l'astio atavico verso lo straniero che assurge al ruolo di vittima sacrificale?

In medio stat virtus, diceva qualcuno. Forse sarebbe proprio il caso di cercarla questa virtù, esautorando le massime autorità dal loro potere decisionale schiacciante e annichilente.

sabato 31 luglio 2010

arma de doble filo

arrastrarse en las tinieblas no es tarea facil, pero cuando somos nosotros en decidirlo a veces nos miramos al espejo y nos lo reprochamos, buscando en el reflejo de nuestra pupilas la imagen que queremos de nosotros

el día en que eliges algo sabes ya que todo tendrá su reacción, sea que lo quieras o no, cualquier acontecimiento te guía por una ruta, te aleja de la encrucijada donde te hallabas hace poco.

¿y ahora qué? pues ahora ha llegado el momento de empezar a coger la cosecha de lo que has sembrado, no mirandote al espejo sino buscando dentro de ti las razones y los porques de lo que pasó. un vuelco al corazón sigue sellando tus pasos, te recuerda cada rato que algo se te puede escapar por las manos, aunque tu intentes que pase exactamente lo contrario.

dudas, preguntas se te antojan e invaden cerebro y alma, ya no eres el mismo, ya no puedes andarte por las ramas, pensar que todo debe ir de esta manera y rendirte.

NO

ahora respira, mirate alrededor y busca dentro de ti la garra y las ganas de enfrentarte a tu vida, pase lo que pase.

un elemento que podría favorecer una estabilidad concreta se convierte en un paso sin decisión en un periodo de tu vida que puede formar tu futuro, y las inquietudes explotan dentro de ti. unos pasos firmes llegarán , un día, cuando tal arma dejará de ejercer de objeto contundente, cortar y juntar de un lado a otro y pasará a ser la primera referencia...

lunedì 5 luglio 2010

el hechizo

perceber algo y de sopetón arrastrarse a un lugar desconocido, llevado por no sé qué, encontrarse en un remolino que no deja de moverse hacia arriba y hacia abajo, sin darte certidumbre ni pausas

una gitana, sin leer la mano sino mirando en los ojos crea un hechizo cuyas secuelas siguen dejando huellas profundas en los últimos tiempos pasados, afectando en lo bueno y en lo malo todo lo que has de hacer

llega el momento de tomar una decisión y todavía estás allí, en el borde del abismo sin control, sin saber si asomarte de un lato o de otro, esclavo de un equilibrio inestable y sin solución

un regreso al pasado zanjado, una vuelta para vaciar la cabeza, unas personas, unas palabras y el hechizo está roto, vuelves libre de seguir tu rumbo y de no parar de desarrollar tu imaginación

este eres tú

giovedì 17 giugno 2010

sin rumbo...

Pagina bianca. Fermo. Buio. A tastoni cerchi qualcosa. La senti, il suo profumo ti pervade e ti attira. Cerchi di seguirla. Sai che c’è ma non sai ancora cosa è, se sfugge o se lentamente sta aspettando che ti avvicini per avvinghiarti. Un periodo incerto, tempestato da avvenimenti impetuosi, sublimi, dolorosi, sottili. E l’inquietudine che attanaglia lo stomaco, il cuore cerca di reagire ribelle contro il cervello. Gli eventi affluiscono in un vortice mellifluo e furioso, senza pace.

Evadere. Respingere. Allontanare. Riprendere. Tendere la propria mano. Attendere…

La via di fuga emerge dal passato, un passato superato, verso il futuro. Un dejà vu, o meglio un dejà vecu. Ormai come qualcosa di andato e sconfitto, il bisogno di mettersi alla prova è necessario. Una via d’uscita obbligata, dettata dalla frenetica voglia di sfuggire al logorante ritmo cadenzato dello scialbo presente. Immune. Risanato. Fiero. Un cammino già battuto con uno stato d’animo nuovo è come una strada sconosciuta e amena. E tu sei un altro. Forte e deciso.

Un impatto violento con la madre terra. Un giorno intero in cui riflettere, ponderare e rendersi conto di tante cose. Pausa. Devagar. Allenta la tensione. Scaricata la rabbia, puoi ripartire e aprire gli occhi. Poggi i piedi per terra. Guardi il cielo. C’è tanta strada avanti. Un crocevia. Non è ancora il momento di decidere quale via imboccare. Arriverà da solo. Ora ti siedi ed aspetti. Contempli il paesaggio. Pensi alle conseguenze.

Prima di arrivare al crocevia, ci sono ancora un paio di taverne nelle quali sostare. Esse sveleranno tante cose. Ennesime prove di vita scolpite nel tuo cuore. Segni indelebili. Cicatrici immortali rivelano il tuo passato. E sei lì, il profumo si fa sempre più forte, ti attira verso di sé come una calamita. Un avventore come gli altri. Decidi il tuo futuro. Decidi se vagare nella melma della monotonia e della stabilità o se addentrarti nei meandri della follia, dell’insicurezza e delle avversità. Prendi di petto la vita. La sfidi. Il campo base è alle spalle, la meta lontana all’orizzonte.

Sei tu a farti strada. A prendere una via precisa. A camminare in avanti, sempre avanti. Non ti fermare. Costantemente sul filo del rasoio. E’ ora di ripartire…

mercoledì 7 aprile 2010

El Huracán

Normalmente se puede prever la llegada de un chubasco o de un simple aguacero de verano, de estos que te empapan hasta los huesos pero nada más, simplemente pasan según como vaya el viento.
El caso de un huracán, es diferente. Nadie lo puede prever, ni sentir con antelación, ni percepir su posible llegada. El huracán llega y punto, sin que puedas tener sensaciones, se te planta por delante de tí y arrastra todo lo que encuentra, tú mismo no puedes escaparte, estás en sus brazos y no hay salida, tienes que luchar contra él, no dejar que te agarre, que se haga completamente contigo...
O puedes dejar que te lleve donde él quiera, sin pensar, el huracán te hace soñar, tiene el poder de despertarte, te abre los ojos. Por delante no ves nada todavía, pero sabes que la dirección no importa, el sabor de este huracán es un perfume, su fuerza te coge y te enamora, ahora si, no te queda más remedio, estás en el medio de él, y solo tienes que cerrar los ojos...

Es verdad, el huracán destruye, pero sabe destruir incluso el pasado que todavía tienes secuelas en tus entrañas dañadas y puede llegar incluso a construir, a darte esperanza y a fortalecerte. Solo tú puedes decidir si seguir dejandote llevar o pararte y esperar que pase y siga su camino, alejandote de las emociones que conlleva consigo.

El huracán te siente, identifica tus movimientos, sabe leer en tus ojos, se hace con tus sentimientos, llega al fondo de tu corazón y aprende a conocerte, y tú aprendes a conocerlo.

Ahora ya es tarde, el huracán ha pasado, y aunque no quieras seguir sus pasos, aunque quieras quedarte clavado y no quieras arriesgar, sus ráfagas han trepado por tu cuerpo, dejando huella de su pase.

El huracán llegó. Que me lleve donde quiera, pero que me lleve!

mercoledì 31 marzo 2010

To be continued????

Poco più di un mese fa una delle tante e-mail che quotidianamente riempiono la mia casella di posta elettronica ha richiamato la mia attenzione. Forse perchè non era uno spam o una di quelle astruse offerte commerciali/truffe che imperversano nel web? In realtà non era così, vedendo il mittente ho ricordato che si trattava di una risposta ad una richiesta che avevo inoltrato solo un mese prima, senza nessuna pretesa...
Ebbene da questa mail sono stato catapultato all'improvviso in un posto lontano, anche se non troppo, una cultura vicina ma al tempo stesso mai conosciuta, appena sfiorata grazie a degli amici che mi avevano fatto lentamente approcciare ad essa.
Arrivo a Lisbona un pò spaesato, quasi come partecipe di una spedizione nella quale mi sentivo un neofita, un principiante, come un mozzo che salpa per la prima volta, emozionato posavo il piede sul suolo lusitano, dopo aver girato la penisola iberica durante 7 anni ma senza mai essermi inoltrato tanto lontano, verso il punto più ad occidente dell'Europa...
In realtà, durante 9 giorni frenetici e scombussolati sono riuscito ad odorare appena il sapore reale della cultura e della realtà che mi ospitavano, che mi rendevano partecipe di un’avventura nuova, fresca e poliedrica, dove il bambino che era dentro di me poteva esternarsi senza freni.
Compagni di viaggio, di momenti, di vita, persone che rivedrò ed altre con le quali a malapena potrò mantenere un contatto formale tramite l’etere di nome Internet, conoscenze, amicizie, o anche qualcosa in più… Come volevasi dimostrare anche quest’altra tappa lontano da casa (quale?) ha lasciato dei profondi segni su di me, ha plasmato nuovamente le dimensioni della mia mente, allargandole, dando loro ali, nuove destinazioni e nuovi destini, multiformi ed incerti.
In effetti, non si può negare che i primi uomini fossero nomadi, erranti e perduti, continuamente alla ricerca di un luogo adatto per rimanere. Forse quell’essenza primordiale è ormai esplosa irreversibilmente dentro di me, portandomi a vagare costantemente, con o senza meta, questo non ha importanza.
Ieri sono ripartito, ritornato ad un ipotetico punto di partenza, unica diramazione dalla quale per ora non posso prescindere, ma del resto è solo un campo base, dal quale presto ripartirò…

venerdì 19 febbraio 2010

Washington - Pechino, primo tempo


Una ipotetica ed immaginaria fune sottile, appena percettibile, tesa da un edificio all’altro. Il primo edificio sono gli USA e il secondo la Cina, un funambolo si erge pensieroso ma deciso, intento a percorrerlo lentamente, con rischio di cadere e senza alcuna rete di sicurezza al di sotto. Il funambolo risponde al nome di Barack Obama, ed il suo è un tentativo unico, una sola volta questa fune deve essere percorsa, senza margine di errore, senza alcun appiglio in caso di caduta…
Le relazioni tra le due nazioni più influenti del globo, ossia il più grande consumatore e il primo produttore, dopo mesi di calma e senza relativi screzi, possano aver subito in questi ultimi mesi una rottura non facilmente sanabile. Le divergenza tra Google e il regime cinese e i rifornimenti di armi degli USA a Taiwan sono stati solo l’antipasto dell’avvenimento che potrebbe aver tramutato un solido ponte tra i due paesi in una sottile fune.
Il 18 febbraio, Barack Obama, incurante delle pressioni di Web Jiabao, ha accolto alla Casa Bianca il Dalai Lama, secondo i cinesi un rivoluzionario indipendentista tibetano, in esilio da oltre quarant’anni e mai responsabile di alcun atto di ribellione contro il dispotismo imperante di Pechino.
La visita non ha avuto lo spessore politico di una visita ufficiale, già si è visto dal luogo dell’incontro, la Sala delle Mappe, mentre la Sala Ovale, tendenzialmente riservata ai capi di Stato, è stata astutamente lasciata vuota, forse per non dare adito a delle speculazioni ingiuste ed irriverenti che sarebbero potute provenire dall’altro lato del Pacifico. Una visita di carattere religioso, nella quale Obama ha espresso tutto la sua solidarietà per la peculiare situazione umanitaria in Tibet ed ha elogiato il comportamento del Dalai Lama in ambito internazionale.
Obama ha deciso di lanciare una frecciatina a Pechino, pur se non diretta, ha puntato sulla questione religiosa e non politica, tuttavia ha voluto dare un segnale di apertura al problema, senza cercare di intaccare i rapporti finora idilliaci con il governo cinese; solo due mesi fa Obama e Wen Jiabao erano usciti sottobraccio dal vertice di Copenhagen, dimostrando al mondo chi comandava...
Il suo gesto è da apprezzare, ha capito che qualcosa andava mosso nello scacchiere del mondo, che le pedine non devono restare ferme e permettere che il dispotismo continui ad avere la strada spianata. Egli è forse l’unico che può cercare di sensibilizzare la Cina stessa riguardo al problema Tibet, tuttavia ciò che deve più preoccupare è la stabilità del rapporto, ora quantomeno incrinata.
Questo perché Pechino non rinuncerà mai al Tibet, dal quale ricava l’80% dell’acqua potabile della nazione, dal quale trae continuo giovamento per il turismo, e con il quale ormai ha consolidato il pugno di ferro in campo politico, assurgendo finalmente al tanto agognato ruolo di nazione possente anche dal punto di vista militare.
Si prospetta, dunque, uno scenario apparentemente minaccioso, nel caso in cui la Cina decidesse di non farla passare franca all’ardito Obama. L’economia americana dipende quasi esclusivamente da quella cinese, il processo di evoluzione della grande nazione sognata da Mao, seppur perseguendo un ideale capitalistico, è ormai concluso e si avvia a trasformare il paese del Dragone in un vero e proprio impero capace di allungare le sue grinfie sul mondo intero…
Solo sessanta anni fa, lo stesso Mao, in un discorso all’intera nazione affermò che tra i due schieramenti allora imperanti la Cina avrebbe dovuto propendere per uno dei due, senza poterne restare fuori. Inizialmente propese per la via di Mosca, improntando una politica basata su un tipo di comunismo esasperato, che si allontanò rapidamente da quello sovietico, per poi sfociare nella Rivoluzione Culturale, autentica piaga che finì solo alla morte del traghettatore. Come per incanto, mentre nel mondo Occidentale i paesi riprendevano vigore grazie al boom economico, la Cina si rese conto di dover cambiare rotta, rompendo le barriere che la separavano dal capitalismo e dagli USA, nazione paladina di questa dottrina.
Il resto è storia, lo sanno tutti, eppure l’ombra di una nuova guerra fredda pian piano si fa strada. Una guerra fredda diversa, non più la contrapposizione tra capitalismo e socialismo, non più imperniata sulla deterrenza nucleare, non più sparsa in tutto il mondo tramite conflitti sanguinosi e fini a sé stessi.
Una possibile guerra fredda tra i due poli della politica e dell’economia mondiale, dai quali dipende molto del futuro del pianeta, che non hanno ratificato alcun accordo per fermare il riscaldamento globale, ma che continuano a produrre e a bruciare, inflazionando il mercato e tirando l’acqua solo al proprio mulino.
Queste sono solo mere congetture che nascono da un dubbio che nasce dall’imprevedibilità di Pechino, che ancora deve concretamente esprimersi sull’incontro tra il suo primo cliente e il suo primo nemico, eppure si sente puzza di bruciato…
La fune è molto sottile, il funambolo deve soppesare i rischi e le probabilità, sa che non può e non deve cadere, non può sprofondare nell’oceano e non ha altre strade a disposizione, anche perché, guardandosi intorno, si è reso conto che la strada più lunga non è poi così sicura, di mezzo si troverebbe di fronte alla debolezza congenita dell’Europa, ancora non unita ed operativa, e, dulcis in fundo, continuando verso Est dovrebbe passare per Israele ed Iran…

martedì 9 febbraio 2010

Boa sorte

Nel mio costante e pedissequo errare e viaggiare mi è capitato spesso di tornare negli stessi luoghi, mi sembrava quasi di rivedere le mie stesse tracce, ricalcavo i miei passi, attonito e vago, seguendo stessi percorsi che però cambiavano ogni volta, seppur impercettibilmente.
Gente che si interpone nel mio cammino, lo rende più piacevole, mi accompagna, mi lascia, passano gli anni ma niente cambia per loro, siamo solo noi che cambiamo, eppure quando ci rincontriamo in qualche angolo tutto sembra uguale…

Compartimos experiencias, respiramos el mismo aire, otra vez, nosotros, barreras enormes derrumbadas por la amistad, por sentimientos que superan la razón, una mirada lo resume todo, en los ojos de las personas que contan para ti ves mil colores, te pierdes y te quedas en una paz aleatoria, te bañas en un mar de recuerdos...

Il mondo è enorme, infinito, non è piccolo come potrebbe sembrare, eppure noi riusciamo a farlo sembrare tale. Non sono solo italiano, sono portoghese, catalano, spagnolo, rumeno, francese, diverse essenze mi trasportano verso la scoperta, una scoperta della quale non si vede la coda, non finisce mai, misteriosa si estende infinita e ti rapisce…

Eu sou um cigano, um rapaz perdido no mundo, mais nao estou sozinho…

Nuno, Jordi, Loise, Alina, ayer, hoy, siempre...

domenica 17 gennaio 2010

janvier 2009 - 2010


Un compleanno è sempre qualcosa di speciale, soprattutto quando è il primo. Un anno vola, scorre come un fiume in piena trascinando con sé ricordi. Il compleanno, specie quando è il primo, ti fa rivivere tutto come il più classico dei flashback. Prendi il telecomando e azioni il rewind, le immagini ripercorrono gli eventi, nonostante tu li abbia impressi nella tua mente, come se tutto ciò fosse accaduto ieri. È piacevole, senti un brivido, ritorni in luoghi familiari, attimi fuggenti, è come se la tua mente stesse disegnando un quadro dove tu sei il protagonista, ma non si tratta di un semplice autoritratto, è più simile ad un quadro astratto, senza ordine, dove è il caso a farla da padrone, ad aggrovigliare i fili della vicenda.
Passeggiate infinite, viali interminabili, la mente perduta segue i piedi in maniera istintiva, la via prosegue lentamente, vedi il cielo cambiare colore, vedi le persone sfiorarti, ti senti parte di questo mondo, quando fino a poco prima non eri sicuro di essere vivo davvero.
“I used to rule the world, see the rise when I gave the word” echi risuonano nei tuoi timpani, campane, violini, tutto è una musica che ti guida, ti accompagna, e spunta un sorriso sul tuo volto.
In quel compleanno senti che è passato un anno, ma non sei invecchiato, anzi, hai vissuto tanto da poterti sentire ringiovanito di vita pura, sei cresciuto, e se quel 12 gennaio 2009 non avessi messo piede su quell’aereo, incurante delle titubanze di tante persone a te vicine, oggi probabilmente non saresti lo stesso.
Spesso penso di essere solo, nato solo, camminerò solo per cercare dentro di me ciò che sono, eppure appena mi guardo intorno apro gli occhi e vedo che, nonostante sia io a decidere del mio destino, avrò sempre qualcuno al mio fianco che mi sorreggerà quando starò per cadere, o che mi alzerà da terra quando sarò stremato, o in ginocchio. Il valore puro dell’amicizia lo riscopriamo solo raramente, quando lo sentiamo necessario, eppure un amico non ci abbandona mai, ci conosce meglio di molti altri e non lesina il suo aiuto ed il suo affetto.
Io non ho fratelli o sorelle, ho sempre cercato in altre persone delle figure simili. Sull’orlo del baratro ho scoperto di avere invece un fratello ed una sorella, due folli, certamente, trattandosi di me non poteva essere diversamente.
Senza di loro adesso non so se potrei avere un ricordo piacevole, non so se potrei festeggiare questo compleanno, invece sono qui, alle 4 e 30 del mattino, e non ho sonno…
Non vivo di ricordi, ma amo viaggiare nel passato, come amerò ancor di più viaggiare nel futuro.
Ed è proprio in quel momento che chiudendo occhi si schiude il cuore, emozioni che riaffiorano, ed allora li penso che la gente che ti ama veramente è quella che ti segue, che ti ama per quello che sei, che non da retta ai giudizi degli altri pur di darti il suo sostegno…
Ecco, proprio ora chiudendo gli occhi rivedo qualcosa: gli 11 km di notte, da Abbesses a Lourmel, le urla liberatorie, la stanchezza mista a gioia, le luci dell’alba al ritorno…

Sono sulla banchina, il treno è li, mi aspetta, sa che devo finalmente tornare a casa, la missione è conclusa, sono di nuovo IO. Li vicino a me, due persone speciali che non usciranno mai dalla mia vita, mi sorridono, cercano nei miei occhi qualcosa che non riesco a dire con le parole, ma che le lacrime lasciano ad intendere perfettamente… non li ringrazierò mai abbastanza…

Attraverso campagne soleggiate, mi guardo allo specchio e finalmente mi vedo ridere, capisco che la salita ripida è finita, è giunto il momento di cominciare la discesa, con calma, senza fretta, ma senza pausa, non mi fermerò…

Un giorno forse avrò il coraggio di dirvelo negli occhi, forse un giorno, quando, nonostante l’età che avanza, ricorderò per filo e per segno quel passaggio cruciale della mia vita, dove mi sono imbattuto in due compagni di viaggio e di avventura unici, che, come Sam con Frodo, mi hanno trascinato fino al Monte Fato a liberarmi di un pesante fardello…

Marco, Loise, non mi basterà mai dirvi grazie

lunedì 11 gennaio 2010

MMIX

Ti svegli, ti alzi, apri gli occhi, vacilli, respiri, odori, acqua, caffè, rumori familiari, esci, guardi il mondo...
Ogni anno sembra uguale ad un altro, i mesi sono sempre dodici, le stagioni sono sempre quattro, eppure tu non sei sempre lo stesso, sai che non puoi più esserlo, devi uscire da un guscio che ti tiene prigioniero, ti rende inceppato, ti rende alieno a te stesso, ti angoscia...
E' li che decidi di andare avanti, non ti fermi, ormai la decisione è presa, sei solo tu e il tuo destino, il tuo futuro, il passato lo vedi scorrere alle tue spalle, rumoroso, lascia tracce, lascia cicatrici, ma si stacca da te e tu da lui, fa male, echeggia ancora, ma non puoi guardare indietro, non puoi camminare alla cieca davanti a te...
Sali le scale dell'aereo, arrivi, scendi, percorri chilometri al freddo, cerchi qualcosa, non la trovi, la trovi, cadi, ti rialzi, amici, persone, una città di notte, la rabbia, l'alba...
Urli a scquarciagola a Place de la Concorde, urli liberatori...

Alba, un inizio, ridi, torni, ricominci, piccoli passi in avanti...

Vivi

Riparti alla scoperta dell'ignoto, incurante di qualsiasi impedimento, hai finalmente aperto gli occhi e vedi un mondo pieno di colori, di profumi, di sensazioni...

Hai scavalcato un ostacolo insormontabile

Segnali positivi, nuove persone, amici che non ti dimenticano...

Danubio blu al tramonto

Carmel

Berlin Mauer - Brandeburg Tor, un passo nella storia

Solchi il Mare del Nord, scintillante

Dejà vu

Biarritz, San Sebastian e qualcosa chiamato Oceano Atlantico

Lunghe camminate, lunghi tragitti

casa...

due punti, due esami, 1 euro

Marocco, il muezzin, la medina, la gente

Colonne d'Ercole, dove il tempo si ferma

Granà, casi nà, o casi tò!? Elenaaaaaaa!!

El meu germà Joan y Beajul!!

Katharina, sin palabras

Un anno che vola, dove ho vissuto, dove ho scoperto la vita, dove ho capito che ancora non so cosa voglio, e probabilmente è proprio meglio così, continuerò a vagare senza meta, sin rumbo, continuerò ad amare, continuerò a sentire, continuerò a riflettere, continuerò a conoscere, continuerò a rischiare...

Da solo o accompagnato, questo poco importa, l'importante è farlo, percepire il richiamo che è dentro di te, sei tu che devi farlo esplodere, non esistono parole, sei TU che rispondi con i fatti, sei tu che aiuti te stesso, sei tu che VIVI...

Allora basta parole, chiudo gli occhi e mi lascio andare, non avrò ali ma volerò lo stesso... non chiedetemi come...