domenica 11 settembre 2016

Kizkur

Qué poco cuenta el tiempo que tenemos en nuestra manos, sobre todo cuando acelera sin pedir permiso. Las horas parecen escurrirse como el agua de un arroyo en primavera, fresca, ligera, imposible de atrapar. Indomables, sol y luna se alternan en su continuo relevo en el tramo final de un verano movido, raramente calmo, suavemente inestable.

El agua del mar, verde y luminosa, como impecable refugio para alejarse del caos. Una piedras finas hacen de alfombra y proporcionan a la vez un agradable cosquilleo. Hundirse en las entrañas del Mediterráneo alivia corazón, mente y músculos, mientras las gotas que salpican los ojos proporcionan una vista borrosa, de ensueño.

Lucientes cabellos oscuros deslizan lentamente. El agua los hace sentir más vivos, el salitre los electriza, para que después terminen encontrando paz en unos rizos revolucionarios. Carcajadas y suspiros dan la pauta de un tiempo aparentemente rapidísimo, un relámpago de emociones.

Se suceden arpegios acordes entre ellos, con la misma música de fondo originada por el cruce vivido de miradas profundas. La piel se estremece, las sonrisas se dibujan y los ánimos se avivan. Todo por culpa de un sinfín de rizos, marco de una pintura expresiva, dinámica. De síndrome de Stendhal

domenica 5 giugno 2016

Perlas negras de agua dulce

Apaciguado el río fluye

Rodeado de urbana maleza

De reflejos argentinos se construye

Perlas negras exaltan su pureza

Desapercibida el agua se desliza

Su silueta crispada de olas

Que suaves recuerdan la sonrisa

De una cara adornada de pecas

Lisboa, Miradouro de Santa Caterina, agosto 2015

mercoledì 24 febbraio 2016

Deliri, dolori e vecchi vizi

Andando a memoria, l'ultima volta che mi è venuta la febbre è stato tre anni fa. Una gasteoenterite mi aveva colpito dopo un preavviso di cinque ore di insonnia mentre ancora facevo lo schiavo da tastiera tra quattro mura. Il corpo a ripreso a bollire oggi, in un fine febbraio piuttosto caldo per l'epoca, con un sole che non accenna ad andarsene. Le gambe che tremano sono il preludio dell'obbligato ritiro in casa, dove in questo momento sono solo, per fortuna o purtroppo.

Mentre rientravo maldicendo chiunque rallentasse il mio ritmo febbrile, mai aggettivo fu più adatto al momento, davo nuovamente omaggio a una di quelle farmacie ormai più simili a gioiellerie, per provare a recuperare quanto prima una condizione fisica decente, visto che star male è caro per chi non dispone di privilegi sociali come la malattia e affini.

Arrivato a casa, scopro che in realtà non sono solo: la gatta nel mio momentaneo appartamento mi accoglie appena varcata lo soglia. Non sa che sono di pessimo umore e non ho alcuna intenzione di stare appresso ai suoi 'miao' periodici. In un primo istante faccio affidamento alla pazienza, una virtù che mi manca di default da quando uscito dal ventre di mia madre.

Lentamente mi accingo a preparare due toast per poter subito ingurgitare l'intruglio benefico dal sapore a disgustoso, dicotomia insulsa che mi ricorda il doppio taglio di alcune armi nella vita. Ma non avevo fatto i conti con la gatta, che saltando da un sedia fa cadere il tutto, creando una patina di briciole a terra che sarebbe bastata per tre cotolette.

Una, due, tre bestemmie in turco, prima di chiuerlao in una delle stanze e decido di riprendere il rituale del tost. Poi l'amara bevuta, prima della Champions League in streaming, preludio di una nottata a letto. Alla sinistra del pc una vecchia abitudine, ideale per i momenti 'difficili' come questo, una bottiglia di plastica dalla forma sinuosa, con un'etichetta rossa.

Era oltre un anno e mezzo che non ricadevo nel mio vizio capitale di adolescenza. Ma erano quasi tre anni che non avevo la febbre. I deliri e i dolori richiamano i vecchi vizi. E oggi sono di nuovo adolescente, almeno dentro.

giovedì 21 gennaio 2016

Sirenas de invierno


Las puertas se mueven por si solas
Viento frío pica las ventanas
Firme el kaos de las olas
Salpican gotas en las mañanas

Siluetas de sirenas al horizonte
Ocultan insidias, trampas y engaños
El corazón hacia adelante
Más fuerte que el miedo a sus cantos

venerdì 25 dicembre 2015

Rimas sueltas

Ojos que chispean en el desvelo
Sentidos perdidos en el olvido
Dormido busco algún consuelo
Me despierto aún más perdido

Entumecido y aturdido
Con enorme afán de algún revuelo
De la nada escucho el silbido
De una sensación que siempre anhelo


venerdì 4 dicembre 2015

Trompe l'oeil

Manovre politicamente corrette urlate tramite gli altoparlanti dei grandi media per tenere tranquilla l'opinione pubblica, che ormai è pubblica solo per l'esposizione ma non perché rappresenta davvero il popolo. In Francia, quasi un mese dopo gli attentati che hanno sconvolto un luogo tradizionalmente immune da scene raccapriccianti che in Medio Oriente e in posti meno fortunati sono all'ordine del giorno, il freddo pungente di fine autunno fa da perfetto sottofondo a una situazione globalmente stantía.

A Lione il cielo è grigio, le terrazze dei bar sono vuote e la 'Fête des lumières", l'evento più atteso durante tutto l'anno, è stata annullata per motivi d'ordine pubblico. La psicosi è evidente, ma si riflette più negli alti piani che negli occhi della gente. La piazza dell'Hotel de Ville commemora i morti di Parigi, tra scritte incoraggianti e fiori sempre freschi depositati sugli scalini del municipio. Un giovane si inginocchia e scruta il mucchio di omaggi alle vittime. Il freddo sembra non scalfirlo. Poi si alza e si allontana, mentre la piazza vuota sente l'eco dei suoi passi.



Cissé ha una piccola libreria in Rue de Capucins, nella vecchia Lione. Il suo sorriso è la miglior presentazione possibile per una piccola bottega dove le catalogazioni da Blockbuster della carta stampata non esistono. Il suo consiglio per una lettura è il primo passo verso una lunga conversazione. Parliamo di Lione, di libri, della mia Napoli, un luogo che lui ha trovato pieno d'identità e umanità: caotica ma viva, la mia città campeggia orgogliosa nei ricordi di Cissé, di madre guineana, che a Partenope non ha percepito neanche un pizzico di razzismo.

La realtà quotidiana che provano a venderci somiglia più a un inganno: un trompe l'oeil, un quadro con una prospettiva fuorviante. Cissé e il ragazzo senza nome sono coloro che ci offrono la vera prospettiva delle cose, lontana dai flussi mainstream e vicina alla realtà, quella che non si sente su Internet ma che si può percepire solamente per strada, lontano dal calore artificiale delle stufe ma vicino a quello umano delle persone.

venerdì 13 novembre 2015

Jaque mate

Una nube de telarañas cierra el paso. Lentamente se aproxima un sonido familiar acompañado por un olor nostálgico. Haces preguntas que resuenan en el eco, y ansioso esperas una respuesta que no llega. La rabia trepa, dura, cruda, penetra en tus entrañas, sin dejarte dormir.

Las mariposas en el estómago se pudren, convirtiéndose en arañas, que acaban comiéndote por dentro, poco a poco. Es un partido de ajedrez, cuyas piezas se te escapan de los dedos. Deberías pensar, muchísimo, demasiado. Tu rival es frío, glacial, y acaba ganándote. Sin posibilidad de revancha.



Ya no puedes volver atrás. Estás atrapado en una jaula imaginaria, de las más difíciles de abrir y de la que la fuga implica una limpieza interna, atascada por una serie de circunstancias exteriores. Se te traba todo, y fallas en lo más sencillo.

La partida termina. Perdiste. Otra vez. Todo vuelve a ser un recuerdo, grabado en una cinta virtual que tu cabeza sigue retransmitiendo. Hasta no sabes cuándo.Hasta que podrás jugar otro partido en el que pensar en exceso te volverá a traicionar, y dejarse llevar también.

Perdiste. Nadas en la incertidumbre. Y se acerca el invierno. Mejor volver a la orilla, para secarse antes de que llegue el frío y el viento acabe contigo. De nuevo en busca de un camino, por la enésima vez. Intentando no perderte.