lunedì 2 febbraio 2015

Olas de invierno

El sol tibio sale poco a poco y crecen las ganas de contemplar el azul del mar movido por un viento plácido y frío. Te atas los cordones y empiezas a aumentar el ritmo de tus pasos hasta que poco a poco se perfila el horizonte y la luz es más fuerte.

Se percibe más fuerte el olor a sal, algo que parecía haberse perdido, atrapado en los entresijos del tiempo. El ritmo se establece y el respiro es ligero, porque la vista ayuda y da más oxigeno a los gemelos. Mientras, la rodilla se apoya más confiada, ansiosa de recuperarse para la llegada de la temporada serena y leve, en la que las sensaciones mejoran cogiendo la mano del clima y de las horas luminosas.


El mar en invierno es más íntimo. Agudiza las sensaciones de los que lo quieren y no pueden vivir sin él. Hasta que unos minutos de ejercicios en las rocas te permiten sentirte para de él, mientras las gotas salpican el chubasquero y refrescan tu cara.

La musica de las gaviotas abre las orejas y enciende el corazón y el poder del mar resuena hasta las interioras del pueblo de pescadores, donde se saborea el placer de una vida cotidiana aún por madurar y de la que contar. Y por debajo el ruido de las olas que acompaña.

venerdì 9 gennaio 2015

Silence bruyant

"This is the end. Hold your breath and count to ten"

Non. Je ne suis pas Charlie. Je compose mes dessins avec le mots que je collecte petit à petit. J'essaye de donner du sens a ces mots, même si j'arrive pas à faire étalage de mon talent dans une langue qui j'aime mais qui cache encore trop de secrets.

Je prefère me tromper, plusieurs fois. Après je pourrai mieux comprendre mes fautes et apprendre. Comme aller en velo. Pour ne plus tomber dans le future. Le gris de ma ville m'amene au gris de Paris, où le ciel est triste pour la tempête qui vient de paralyser les vies de mes amis, des personnes qui je connais.


Quelquechose m'empêche de savoir tout, de suivre toutes les pistes. Je préfére me cacher derrière un silence bruyant. Une sensation d'impotence, comme pendant ce moment dans lequel je bouge mes doigts sur le clavier, m'inquiéte. 

Alors, mieux que le temps fasse son travail. Le respire aide à vider la tête et baisse les tensions du coeur. Donc, je respire.

domenica 4 gennaio 2015

Lo scultore del legno

Non ricorderò mai il suo nome. O forse non l'ho mai saputo. Era lì, seduto alla ben meglio al crocevia tra una discesa e una salita tra due sentieri diversi che si inoltravano tra le cascate più dolci del pianeta. Il rumore del suo arrivo mi aveva fatto trasalire. Esageratamente assorto dal continuo scrocio dell'acqua, ero indeciso sulla direzione da prendere. Poi lo vidi. E mi diressi verso di lui.

La gamba destra era l'unico appoggio rimasto dei suoi giorni di svago da adolescente, quando rincorreva un pallone o un amico mentre giocavano a nascondino. Mi avvicinai a lui, intento a battere colpi di martello su uno scalpello poggiato su un legno particolare. Non ricorderò mai neanche il nome di quel legno così pregiato. Ricordo solo che iniziò a parlarmi prima che io potessi chiedergli qualsiasi cosa.


Traspariva dal suo sorriso una disponibilità unica. Un'umanità riscontrata in molte persone dell'altro emisfero. "A quindici anni rimasi senza una gamba e allora fui costretto a inventarmi qualcosa per passare il mio tempo". Con tutta la serenità che trasmetteva il luogo, il mio nuovo amico si avvicinava inesorabilmente al mio cuore, lasciando che una pausa improvvisata assumesse l'aspetto di una piacevole e sorprendente scoperta.

Il ritmico colpo del martello disegnava poco a poco un viso nel legno. Un battito di cuore. Un rumore lieto. La sua abilità riecheggiava con le cascate in sottofondo e l'arcobaleno all'orizzonte. Non ricorderò mai il nome di questo scultore di legno. Così come lui non ricorderà mai il mio. Mi accontenterò di aver condiviso qualche minuto di vita con qualcuno che non si è mai arreso e attraverso il legno tramanda la sua arte.

martedì 30 dicembre 2014

2014


35 gradi. La prima volta al cinema da solo. Un acquazzone. Il primo inizio estivo

Cambiar el tío por el boludo. El vosotros por el ustedes y, de paso, empezar a sesear

Psycho Killer, qu’est- ce que c’est , papapapapapapa...

Un gruppo di sconosciuti che diventano amici in poche ore

Otro grupo de desconocidos que llenan las mañanas de los domingos hasta llenar el corazón

Passe, passe, passera la dernière restera

Un mondiale di calcio che passa in secondo piano


Iguazú. Frontera natural. Sindrome de Stendhal. Sin pestañear

N.Y. e un amico eterno, con poche risorse e molta inventiva

La grande vadrouille d'automne

Hackney Wickness

Andata e ritorno

Mal d'Asia

Yo, ya no soy yo. O al menos no soy el mismo yo interior



giovedì 18 dicembre 2014

Días grises

La humedad se olía desde lejos, con el cielo pintado por nubes cargadas de agua. El gris de arriba contaminaba el ánimo, quitándole color a las emociones y a los gestos cotidianos, atrapados en una realidad diaria aséptica y fuera de lo pensado. Rehén de una condición temporal querida pero forzada, en la que me encontraba aislado, no por mi decisión.

El canal, aparentemente infinito, seguía su camino acompañado por barcos cuyo calor emetía un humo que brotaba. Un humo gris. como el cielo. Caminando bajo la llovizna, con el aliento partido, intentaba buscar una solución. Y no la encontraba. La mirada hacia adelante, más vacía... El frío que movía las piernas y una frase emblemática pero clara a la vez intentaba encender una jornada nacida apagada de por sí.


No sabía que iban a ser los últimos momentos grises en aquel lugar. Sí sabía que no serían los últimos momentos grises por dentro de un año fantástico, cuyo último mes sería más amargo, como un sorbo de veneno en el fondo de un vaso de néctar.

Los días grises de noviembre empezaban a trazar una bajada en picado. Con el riesgo de unas cuantas caídas. El sol volvería, poco a poco. En algún momento. Y con el sol las sonrisas y la alegría.


lunedì 15 dicembre 2014

Rendere possibile l'impossibile

Non amo la facilità. Non mi stimolano i risvolti semplici. Non mi attira ciò che è già pronto per essere apprezzato. Preferisco, da sempre, arrovellarmi il cervello e accapponarmi il cuore. Non a caso tifo Napoli. Anche giorni fa, dopo un'assenza di quasi 4 mesi allo stadio, ho strabuzzato gli occhi e sofferto per un pallone che rotola così come mi accade quando amo qualcuno.

Per non parlare di oggi, quando una sconfitta amara accorcia ulteriormente delle giornate già di per sé abbastanza scure, in attesa del solstizio di inverno, che psicologicamente viene da me accolto in maniera positiva, perché segno delle ore di sole che aumentano.




I periodi che abbattono, fisiologicamente o meno, sono dei pedaggi da pagare di tanto in tanto. Occorre attutire il colpo per poi respingerlo con forza. L'umore del tifoso descrive come nient'altro l'altalena interna delle persone: a me non piace vincere facile. Ed è per questo che tifo Napoli, è per questo che rischio continui travasi di bile, ed è per questo che preferisco rischiare continuamente fino a rompermi la testa, alternandomi tra un appiglio e un altro.

Rendere possibile l'impossibile, apparentemente un'impresa. La motivazione è però estrema. È una sensazione di adrenalina continua nella quale corpo e sentimenti vengono travolti. È un urlo vibrante e ricorrente. È un viaggio costante. Forse infinito. Come quell'azzurro tra il cielo e il mare. O forse no. 

martedì 2 dicembre 2014

Chagrin


Il pleure dans mon coeur
Comme il pleut sur la ville;
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon coeur ?

Ô bruit doux de la pluie
Par terre et sur les toits ! 
Pour un coeur qui s'ennuie,
Ô le chant de la pluie !

Il pleure sans raison
Dans ce coeur qui s'écoeure.
Quoi ! nulle trahison ?...
Ce deuil est sans raison.

C'est bien la pire peine
De ne savoir pourquoi
Sans amour et sans haine
Mon coeur a tant de peine !